I data center dedicati all’intelligenza artificiale non generano soltanto rumore e calore in grandi quantità: per essere raffreddati hanno bisogno di far evaporare acqua, il che costituisce un consumo diretto. Ma c’è anche un consumo indiretto, come ricorda Bloomberg: questi impianti richiedono enormi quantità di elettricità, e per generarla serve a sua volta acqua.
Le centrali elettriche, sia fossili sia nucleari, utilizzano infatti acqua per produrre il vapore che mette in movimento le turbine. Un elemento che i giganti del cloud tendono a non considerare, mentre un data center AI può arrivare a consumare fino a dieci volte più elettricità rispetto a un centro dati tradizionale.
Cifre da capogiro
I numeri sono impressionanti. Meta, tra i pochi grupchi a rendere pubblici questi dati, ha consumato 21 miliardi di galloni, pari a 80 miliardi di litri, nel 2024. “L’acqua indiretta rappresenta circa il 96% dei 21 miliardi di galloni consumati da Meta nel 2024, secondo il suo rapporto di sostenibilità”. Il restante 4% serve per gli usi in loco, principalmente nei data center, che concentrano anche quasi tutta l’elettricità utilizzata dal gruppo.
Quantificare quanta acqua rappresenti davvero questo consumo indiretto negli Stati Uniti è molto complesso. “Uno studio del Lawrence Berkeley National Laboratory stima 211 miliardi di galloni all’anno di consumo idrico dei data center negli Stati Uniti”, vale a dire 800 miliardi di litri. “L’analisi dell’ONG Ceres stima fino a 4.000 miliardi di galloni, circa 15.000 miliardi di litri”. Un volume sufficiente a rifornire tra 2 e quasi 37 milioni di famiglie americane per un anno.
Arizona: il cane che si morde la coda
L’Arizona, Stato tra i più aridi, esemplifica perfettamente il problema. Ad agosto il governo federale statunitense ha comunicato un taglio del 27% dell’allocazione idrica destinata allo Stato. I data center della zona hanno perciò adottato sistemi di raffreddamento ad aria per contenere il consumo di acqua. Il rovescio della medaglia è che questi impianti sono estremamente avidi di elettricità: un circolo vizioso, dove il cane si morde la coda.
A queste difficoltà si sommano le tensioni già palpabili legate alla proliferazione dei data center. Oltreoceano, almeno 45 progetti di data center, per un valore di 68 miliardi di dollari, risultano attualmente bloccati o ritardati.
Anche l’Europa in gioco
Per la cronaca, diversi progetti di data center sono in corso pure in Europa. A Fouju, in Francia, il Campus AI di Mistral e NVIDIA, che potrebbe arrivare a 1,4 gigawatt, ha ottenuto l’autorizzazione del prefetto il 29 luglio. Il sito raffredderà i propri server con gruppi frigoriferi, una scelta che evita di intaccare la falda freatica, ma che si ripercuoterà inevitabilmente sulla rete elettrica.