La vittoria dei Democratici nelle elezioni midterm renderà molto più difficile alle aziende costruire data center. Lo ha dichiarato Dina Powell McCormick, presidente di Meta, intervenuta al WSJ Tech conference mercoledì 2026-11-04. A suo giudizio, l’industria non ha spiegato sufficientemente i benefici di questi investimenti, mentre l’opposizione ai data center è stata uno dei temi affrontati durante la campagna elettorale.
Approfondisci: I data center per l’AI bevono miliardi di litri d’acqua
Secondo Powell McCormick, i progetti di data center saranno soggetti a una revisione più rigorosa e dovranno rispondere alla domanda se le comunità locali li desiderano effettivamente. Le richieste quotidiane di noleggio del compute già installato offrono comunque a Meta una via per monetizzare gli investimenti realizzati.
L’AI diventa visibile attraverso i data center
Per Powell McCormick, la manifestazione visibile dell’AI è il data center, che può diventare il simbolo del rifiuto della tecnologia: «I don’t want this in my community». Dietro l’opposizione ai data center c’è un problema più ampio: il modo in cui le persone considerano l’AI in generale.
Meta ritiene di poter invertire la percezione negativa dell’AI dimostrando il valore dei data center per le comunità locali e della tecnologia in sé. Mark Zuckerberg punta sulla persona umana più che sulle macchine e sostiene un futuro equo per tutti, con accesso trasparente e democratico alla tecnologia. In quest’ottica, l’agente consumer AI Muse dovrebbe ampliare la propria base di utenti, oggi pari a 10 milioni di utenti, fino a raggiungere un pubblico di miliardi.
Vent’anni di esperienza e 23 stati
Meta afferma di avere costruito data center per 20 anni, un percorso necessario per fornire i propri prodotti nel settore del social networking, che richiedono molta potenza di calcolo. Oggi l’azienda dispone di data center in 23 stati; cinque di questi, compreso uno in Texas, sono progetti previsti da almeno un gigawatt.
La società ha affrontato 20 anni di investimenti in data center e teme ora di perdere parte di tale capitale dopo la campagna elettorale, durante la quale alcuni politici hanno sostenuto piattaforme contrarie a questi impianti. Powell McCormick ha riconosciuto che costruire data center è già stato difficile, ma ha osservato che stanno diventando evidenti i modelli di sviluppo graditi dagli Stati.
Il ruolo delle comunità locali
Le comunità, ha spiegato Powell McCormick, accettano i data center solo quando ricavano un beneficio concreto. Per questo Meta adotta un approccio basato sulla collaborazione locale: nei progetti riusciti, l’azienda paga l’elettricità utilizzata, dirotta gli eventuali surplus fiscali verso insegnanti e soccorritori, mantiene il lavoro sul territorio e ottiene un sostegno bipartisan.
Questo insieme di misure rientra nel metodo con cui Meta conclude oggi gli accordi per i propri data center. La strategia punta a presentare gli impianti come infrastrutture utili, capaci di generare valore economico e di ridurre le tensioni con gli elettori locali.
Il compute come opportunità di monetizzazione
Meta ha legato le proprie speranze agli investimenti nell’AI, in particolare alla crescita di Muse. Se l’agente consumer AI non raggiungerà il mercato di miliardi di utenti auspicato, l’azienda considera comunque prezioso il compute sviluppato: il compute offerto dai data center di Meta è oggetto di richieste quotidiane di noleggio.
«Riceviamo ogni giorno richieste per noleggiare la capacità di calcolo già installata», ha spiegato Powell McCormick, aggiungendo che in questo modo emerge una strada verso la monetizzazione. La capacità esistente rappresenta quindi un asset immediatamente utilizzabile, indipendentemente dal successo commerciale di Muse.