Bloodborne 2 non esiste ancora, né Sony e FromSoftware hanno mai annunciato pubblicamente un accordo per un sequel o un remake. A spiegare il motivo di questa assenza è Shawn Layden, ex amministratore delegato della divisione americana di Sony Interactive Entertainment ed ex boss di SIE Worldwide Studios. L’ex dirigente ha affrontato il tema durante un podcast, immaginando sia un seguito dell’avventura del Cacciatore sia un remake del capolavoro uscito su PlayStation 4 oltre dieci anni fa.
La sua prima domanda riguarda la qualità di ciò che potrebbe venire prodotto: “È possibile realizzare qualcosa che non solo riesca a raggiungere gli standard qualitativi e gli obiettivi dell’originale, ma che sia anche in grado di rispettarne l’eredità e di ricrearne il fenomeno?”. Il riferimento è al legame con l’eredità di Bloodborne e alla capacità di riproporne il successo, una condizione che Layden considera essenziale per un nuovo progetto.
Nel podcast, Layden ha anche indicato la ragione principale che, secondo lui, ha impedito lo sviluppo di Bloodborne 2 e di un remake: “Ci sono molti diritti in ballo. E in un progetto del genere, che richiederebbe il coinvolgimento e la piena comunione d’intenti tra attori come Sony, FromSoftware e Kadokawa, credo proprio che la sfida maggiore sia quella di ottenere l’approvazione di tutti”. Il progetto richiederebbe dunque il coinvolgimento e la piena comunione d’intenti tra Sony, FromSoftware e Kadokawa, con l’approvazione di tutti gli attori indicata come l’ostacolo più difficile.
Negli ultimi tempi, Layden ha inoltre criticato la tendenza delle software house più affermate a realizzare videogiochi sempre più grandi e longevi. La sua proposta per il settore è più contenuta: “L’industria avrebbe davvero bisogno di più giochi da 20-25 ore”. Il riferimento alla durata si inserisce nella sua analisi delle scelte produttive delle grandi case, che tendono a estendere sempre più la lunghezza delle proprie opere.