L’ostilità pubblica nei confronti Americansi sulle nuove infrastrutture per l’intelligenza artificiale si è rivelata nettamente superiore a quanto suggerissero le prime reazioni. American Sentiment, archivio di dati e statistiche promosso da Prophecy Gov, startup di intelligenza artificiale con sede a San Francisco, ha raccolto e ordinato 10.202 commenti pubblici pronunciati nel 2026 durante 417 riunioni di governi locali.
Il quadro complessivo descrive una diffidenza diffusa verso i data center, accentuata dopo che Amazon ha rinunciato a quattro nuove strutture in seguito alle proteste. L’archivio si basa su 48 stati e 906 incontri pubblici: “Il 90,5% dei commenti raccolti è negativo, il 7% positivo e il 2,5% si limita a porre domande.”
Anche la presenza dei sostenitori è risultata marginale. “Nel 73% delle riunioni non si è fatto sentire nemmeno un sostenitore dei data center e, dove presenti, i favorevoli erano in inferiorità di sei a uno.” Gli autori precisano che i commenti pubblici non fotografano necessariamente l’atteggiamento dell’intera popolazione, ma indicano un dibattito ormai ad altissima tensione.
Acqua e qualità della vita al centro delle critiche
Le obiezioni riguardano soprattutto gli effetti concreti delle infrastrutture. “Il consumo di acqua è la preoccupazione più citata, seguito dall’impatto sulla qualità della vita locale e dalla scarsa trasparenza sui progetti.” Inoltre, una parte dei residenti non ritiene che i benefici promessi dalle aziende si trasformeranno davvero in risultati verificabili.
A maggio era stato segnalato un caso particolarmente pesante. “Un singolo progetto sarebbe stato segnalato per un consumo di 29 milioni di galloni d’acqua, al punto che i residenti avevano notato un calo della pressione idrica.” Un mese più tardi, “Microsoft aveva affermato che i suoi nuovi data center per l’intelligenza artificiale usano ogni anno una quantità d’acqua paragonabile a quella di un ristorante.”
L’intelligenza artificiale non domina le discussioni
Il rapporto offre un dato che contraddice l’idea che le proteste siano rivolte principalmente alla tecnologia. “Solo il 21% dei commenti fa riferimento all’intelligenza artificiale, mentre quattro commenti su cinque non la menzionano.” Quando le aziende vengono citate, i bersagli più frequenti sono i grandi nomi del settore: Google, Amazon, Meta e Microsoft.
Le critiche assumono anche un tono personale. Il nome più menzionato è Elon Musk, seguito da Sam Altman e Peter Thiel di Palantir; compaiono poi Mark Zuckerberg e Jeff Bezos, quest’ultimo chiamato in causa per la decisione di Amazon di annullare quattro nuove strutture.
Opposizione trasversale e differenti motivazioni
L’ostilità attraversa le divisioni politiche: contee a maggioranza repubblicana e democratiche si oppongono con frequenze quasi identiche, pur partendo da ragioni differenti. Nelle aree rurali prevalgono il legame con la comunità, la tutela dei terreni agricoli e i diritti di proprietà. In zone urbane e suburbane emergono invece la richiesta di trasparenza, la sfiducia verso le istituzioni, l’inquinamento atmosferico e l’aumento delle bollette.
Sul fronte ambientale, un rapporto diffuso a inizio mese aveva messo in guardia sui possibili effetti del settore. I data center statunitensi potrebbero annullare quindici anni di progressi compiuti nella riduzione delle emissioni di gas serra.
Le categorie professionali mostrano però differenze rilevanti. I lavoratori sindacalizzati rappresentano il gruppo più favorevole, con il 79% dei pareri positivi. Tra proprietari di immobili e residenti, invece, il sostegno si attesta al 3%; anche fra chi lavora nei data center, la quota di sostenitori arriva soltanto al 40%.