Mentre il settore videoludico corre sempre più spedito verso il tutto digitale, Bloober Team ha deciso di nuotare contro la corrente. Lo studio polacco, fresco dal successo ottenuto con il remake di Silent Hill 2 e attualmente al lavoro anche sul rifacimento del primo capitolo di Silent Hill, ha riaffermato con decisione la volontà di sostenere il mercato fisico “il più a lungo possibile”.
Il peso emotivo del disco
La posizione della software house è stata illustrata dal CEO Piotr Babieno in un’intervista rilasciata a GamesRadar, nel corso della quale ha offerto una riflessione articolata su come sta cambiando il panorama dei videogiochi e su ciò che chiedono i giocatori di fronte all’avanzare della tecnologia.
Babieno non mette in discussione i vantaggi concreti del solo digitale, anzi riconosce senza mezzi termini che la distribuzione dematerializzata risulta “molto più semplice, economica e redditizia per tutti”. Eppure, secondo chi guida Bloober Team, il vero pregio del supporto fisico sta nella dimensione affettiva che porta con sé.
“Collezionare videogiochi ha creato una connessione emotiva tra me e l’opera, tra me e lo studio che l’ha prodotta. Questo tocco emotivo è talmente prezioso che, senza di esso, penso che perderemmo l’opportunità di essere davvero vicini alla nostra community. Per questo motivo, finché avremo la possibilità di produrre versioni retail dei nostri giochi, vogliamo continuare a realizzarle il più a lungo possibile”, ha spiegato il CEO.
Il sostegno di Tymon Smektala
Condivide la stessa visione anche Tymon Smektala, executive director di Broken Mirror, entrato nel 2026 in Bloober Team dopo una lunga esperienza in Techland, dove ha guidato il franchise di Dying Light.
Nel corso della videointervista, Smektala ha confermato di condividere con Babieno una passione viscerale per il collezionismo: “Se potessi rimuovere la sfocatura dalla mia inquadratura vedreste una marea di oggetti alle mie spalle, e ho tantissima altra roba persino fuori campo: questo è ciò che rappresenta il gaming per noi. Questo è il videogioco che conosco e questo è ciò che mi aspetto. Finché sarà possibile, e fintanto che i grandi vertici decisionali dell’industria ce lo permetteranno, sarò assolutamente favorevole a continuare su questa strada”.
Le parole dei due vertici dello studio suonano come un messaggio rassicurante per chi ama ancora le custodie e le edizioni su disco, in un momento storico in cui la linea che separa il possesso materiale di un gioco dalle semplici licenze digitali diventa sempre più labile. Sul medesimo tema si è espresso di recente anche Nintendo, che ha commentato l’ipotesi di lasciare definitivamente alle spalle il formato fisico per i videogiochi.