Quando il marito di Sara Tashakorinia è morto otto anni fa in un incidente d’auto, l’ultima cosa di cui aveva bisogno erano le circa 570 ore di pratiche che servono, in media, per sistemare gli affari di una persona cara scomparsa. Per milioni di persone ogni anno questa è però la quotidianità: una perdita devastante seguita da una valanga di lavoro amministrativo, freddo e ripetitivo.
Da un lutto personale nasce una piattaforma di grief care
“Il giorno in cui la persona cara muore, ti ritrovi anche con questo badge onorario di project manager per un progetto di cui non sapevi nulla, cercando di orientarti e imparare qualcosa quando letteralmente non hai alcuna informazione”, racconta Tashakorinia. Dopo aver passato anni a fare volontariato per aiutare altri a districarsi in quel percorso che lei aveva imparato da sola, le è venuta un’idea: l’intelligenza artificiale potrebbe dare una mano. Non con l’esperienza complessa e dolorosa del lutto e della guarigione, ma con le parti meno umane del processo: trovare i moduli fiscali giusti, presentare richieste di risarcimento assicurativo, chiudere conti bancari.
Il frutto di questa intuizione è LumenUs, la piattaforma di grief care che Tashakorinia ha fondato l’anno scorso per alleggerire le famiglie in lutto di parte del carico amministrativo. “Vivendo quella situazione, la tua soglia del dolore è così alta e sei così perso che non ti rendi davvero conto: perché le persone ti trattano così? Perché mi è stato lasciato un plico di scartoffie, e perché l’impresa funebre mi faceva pagare un markup del 300% su una bara?”, aggiunge.
Come funziona: onboarding personalizzato e compiti in ordine di urgenza
Chi entra nella piattaforma affronta prima una fase di onboarding in cui condivide informazioni sulla natura della propria situazione. “Stiamo facendo domande molto specifiche per capire la situazione legale e finanziaria, e lo stato d’animo, e questo solo per personalizzare chi sono le persone, e poi personalizzare ciò che è accaduto”, spiega la fondatrice. Da lì, il sistema organizza i compiti per urgenza, aiutando gli utenti a capire cosa va fatto subito e cosa può aspettare.
In alcuni casi questo percorso porta le persone a scoprire di avere diritto a somme che possono alleggerire il peso finanziario della morte. Non è un dettaglio da poco: miliardi di dollari di indennità assicurative sulla vita restano non riscossi perché le persone ignorano che esistano.
L’AI per restituire tempo, non per sostituire il lutto
“Usiamo l’AI per automatizzare il più possibile per risparmiare tempo durante questo processo e restituirlo agli utenti”, dice Tashakorinia. L’obiettivo iniziale della startup è assistere chi si trova nell’immediato dopo-morte, ma l’ambizione futura è accompagnare le persone lungo tutto il processo di lutto, che dura una vita.
Sul fronte tecnico e organizzativo, Tashakorinia porta con sé un passato nel settore cybersecurity: un bagaglio essenziale per un prodotto che chiede di condividere tantissime informazioni personali e finanziarie sensibili. A fianco suo ci sono i cofondatori Sajad Mirzaei, ex ingegnere di Google e Box, e Larry Keeley, scienziato dell’innovazione, professore e imprenditore. Durante la fase di test il team si avvale anche della consulenza di clinici e assistenti sociali.
LumenUs è tra i partecipanti di quest’anno alla Startup Battlefield 200, la vetrina annuale dedicata alle startup nelle prime fasi di vita più promettenti.