Le batterie di accumulo sono ormai più convenienti di una tipologia di centrale a gas naturale molto apprezzata dagli sviluppatori di data center: è la conclusione di un nuovo rapporto di Wood Mackenzie, che fotografa un ribaltamento economico destinato a pesare sulle scelte energetiche dei prossimi anni.
Un sorpasso economico su tutti i 43 mercati
Il dato è netto: in ognuno dei 43 mercati presi in esame dalla società di consulenza, su ogni continente, le batterie con durata di quattro ore risultano meno care delle turbine a gas open-cycle. Non si tratta di una fotografia momentanea: Wood Mackenzie prevede che nei prossimi decenni il costo dell’elettricità prodotta dalle batterie continuerà a scendere, mentre quello generato dalle turbine a gas non potrà che aumentare.
Il rapporto arriva in un momento in cui i prezzi dell’energia continuano a salire negli Stati Uniti e altrove, alimentando l’inflazione mentre i data center spingono la domanda di elettricità a livelli mai visti. A far lievitare i costi delle turbine a gas sono stati proprio gli sviluppatori di data center per l’AI, che hanno acquistato qualunque modello disponibile sul mercato. L’effetto è stato particolarmente marcato sulle turbine open-cycle: più facili da reperire, ma meno efficienti e più costose da gestire.
Le turbine di picco sempre più care e difficili da ottenere
Le utility ricorrono spesso alle turbine open-cycle come centrali di picco, attivate per produrre elettricità nei momenti di massima domanda. Il rincaro di queste turbine finisce quindi per pesare anche sui costi delle aziende elettriche. Sul piano produttivo, le open-cycle sono più semplici da fabbricare rispetto alle closed-cycle, ma oggi servono comunque due-quattro anni per procurarsele. Le liste d’attesa per le turbine closed-cycle, invece, si prolungano fino ai primi anni 2030. Entrambi i colli di bottiglia stanno facendo schizzare i prezzi di tutte le nuove centrali a gas naturale.
Non tutte le tecnologie di generazione seguono però la stessa traiettoria. Il solare è oggi la fonte di nuova energia più economica in ogni mercato incluso nell’indagine di Wood Mackenzie. Il fotovoltaico resta il più conveniente anche in Nord America, dove però la situazione resta complicata: i prezzi del solare sono “sotto pressione” a causa di tariffe e restrizioni sulle importazioni, secondo la società di ricerca, anche se il solare utility-scale dovrebbe cavarsela meglio.
Il solare americano e la corsa dei data center
Proprio il comparto utility-scale gode di una protezione significativa: 168 gigawatt di solare utility-scale sono in gran parte al riparo dai rincari di breve periodo grazie alle clausole safe-harbor contenute nel One Big Beautiful Bill, che ha mantenuto le agevolazioni fiscali per i progetti avviati o completati entro la fine del 2027.
Il mercato del gas naturale statunitense, invece, andrà restringendosi nel corso del prossimo decennio. All’estero il sorpasso delle batterie è ancora più marcato: in Medio Oriente e Africa le batterie da quattro ore saranno il 33% più economiche entro il 2035, “sostituendo il gas di picco per costo in ogni mercato del gas della regione”. In Cina, i costi dell’accumulo energetico risultano inferiori del 55% rispetto a quelli dei paesi vicini. “Questo cambiamento economico è decisivo e in ampliamento”, ha dichiarato Ahmed Jameel Abdullah, analista principale di Wood Mackenzie.