In Ucraina il sistema Starshield ha ripreso a operare a pieno regime, dopo un periodo segnato da interruzioni del servizio e prestazioni degradate. Si tratta della variante militare di Starlink, la rete satellitare su cui le forze armate di Kiev contano sia per respingere gli attacchi portati dai droni russi sia per dirigere i propri reparti sul campo. Restano invece senza risposta le responsabilità: non è ancora emerso chi, tra Donald Trump ed Elon Musk, abbia deciso di introdurre le restrizioni che nelle ultime settimane hanno causato la morte anche di civili.
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Il fondatore di SpaceX è tornato intanto a occuparsi pubblicamente della questione, precisando ancora una volta che “Starshield è controllato dal governo americano” e accusando le truppe ucraine: “I militari ucraini hanno utilizzato la tecnologia per attacchi offensivi con droni che hanno provocato vittime, violando i termini di servizio”.
Il tono scelto da Musk è quello di un pacifismo netto. In un post scritto in maiuscolo, l’imprenditore dichiara di provare un DISPREZZO ASSOLUTO verso quei malvagi guerrafondai che, spinti da pura esibizione di virtù, alimentano un massacro senza fine senza proporre alcuna soluzione concreta al conflitto. I destinatari dell’attacco non sono identificati con chiarezza, ma il messaggio si chiude con l’augurio: Possiate bruciare all’inferno. In un intervento successivo ha aggiunto che “L’incessante massacro di ucraini e russi deve finire”. Un appello difficile da non condividere.
La vicenda si inserisce nell’ultimo episodio di attrito — se così si può chiamare — tra l’uomo più potente del mondo e il più ricco del pianeta. I due condividono un’amicizia ondivaga, fatta di fasi di piena sintonia alternate a momenti in cui prevalgono due personalità dichiaratamente fuori dagli schemi.