Intelligenza artificiale è diventata una delle tematiche più dibattute nell’industria videoludica, suddividendo sviluppatori, editori e pubblico. In Giappone, dove l’adozione di queste tecnologie è più diffusa rispetto ai mercati occidentali, alcuni veterani del settore vedono l’IA come un catalizzatore di trasformazioni nei processi produttivi. Questa visione è emersa in un’intervista pubblicata da Famitsu, che ha coinvolto Hiromichi Tanaka e Yoshinori Kitase, due figure di spicco di Square Enix.
Hiromichi Tanaka, che ha lavorato a diversi capitoli di Final Fantasy prima di lasciare Square Enix nel 2012, sostiene che la capacità di usare efficacemente l’IA sarà determinante per i creatori del futuro. Secondo Tanaka, le produzioni dei prossimi anni dipenderanno “sicuramente da quanto le persone sapranno padroneggiare l’uso dell’IA”.
Yoshinori Kitase, storico autore della serie e attualmente producer di Final Fantasy VII Revelation, condivide questa posizione. Kitase afferma che le grandi aziende videoludiche dovranno ripensare i propri metodi di sviluppo per non rimanere indietro di fronte ai cambiamenti tecnologici. Egli ricorda come la diffusione di motori grafici accessibili abbia già favorito la crescita dei giochi indipendenti, consentendo anche a persone con un’esperienza limitata di realizzare progetti originali. L’arrivo di nuovi strumenti, compresi quelli basati sull’intelligenza artificiale, potrebbe ampliare ulteriormente questa possibilità.
Il ragionamento presenta tuttavia aspetti problematici. La maggiore accessibilità degli strumenti non garantisce necessariamente un aumento della qualità o dell’originalità delle produzioni. La possibilità di replicare rapidamente idee e contenuti altrui rappresenta un rischio concreto, soprattutto per gli sviluppatori indipendenti, che dispongono di risorse limitate per difendere il proprio lavoro.
Un esempio recente riguarda il team di Moonlighter, costretto a ritirare da Steam la demo di ReVamp per paura dei furti di IA. Episodi del genere mostrano come la diffusione di strumenti sempre più potenti possa facilitare non soltanto la creazione, ma anche la riproduzione non autorizzata del lavoro altrui. Per gli studi più piccoli, già alle prese con difficoltà di finanziamento e visibilità sulle piattaforme digitali, il problema rischia di diventare particolarmente grave.
Kitase riconosce comunque che la componente umana resterà indispensabile nel processo creativo. “Gli esseri umani devono essere coinvolti nel passaggio iniziale che trasforma lo zero in uno”, afferma, riferendosi alla necessità di partire da un’idea originale. “Questo non cambierà mai. La prossima generazione di creatori dovrà assolutamente possedere la capacità di trasformare lo zero in uno”.
Tanaka prevede che questa evoluzione porterà l’industria verso una vera e propria “competizione di idee”. L’intelligenza artificiale potrebbe quindi diventare uno strumento utile per accelerare determinate attività, ma non sostituirebbe la capacità di concepire esperienze nuove e riconoscibili. Resta da capire se diventerà effettivamente uno strumento utile per i creativi o, se come sta avvenendo in questo momento, contribuirà per la maggior parte alla moltiplicazione incontrollata della spazzatura, come dimostrato dal recente Next Fest di Steam, in parte rovinato proprio dall’eccessiva presenza di giochi orrendi fatti con l’IA che hanno limitato l’esposizione dei titoli meritevoli.