Godzilla: Destroy All Monsters Melee Remastered riporta in scena i kaiju in un picchiaduro tridimensionale costruito attorno a una premessa semplice: distruggere una città, affrontare creature gigantesche e trasformare ogni incontro in una dimostrazione di forza. La rimasterizzazione, realizzata da Pipeworks Studios e Atari, arriva 24 anni dopo il debutto del titolo originale su Nintendo GameCube e rinnova profondamente la veste audiovisiva, intervenendo anche sulla progressione. Il risultato conserva il carattere spensierato dell’originale, ma allarga l’esperienza con 12 kaiju, quattro modalità e una galleria dedicata alla tradizione di Godzilla.
La presenza del re dei mostri si inserisce in un momento di grande attesa per il videogioco. novembre 2026 porta anche The Legend of Zelda: Ocarina of Time Remake e GTA VI, con Jason e Lucia pronti a sconvolgere Vice City. Di fronte a un rapinatore inseguito dalla polizia e a un personaggio dal grilletto facile, però, Godzilla ha un vantaggio decisivo: gli basta camminare per rase al suolo un’intera metropoli. Il suo ritorno nel genere non intende sottrarre spazio ai protagonisti dei grandi open world, ma occupare uno spazio proprio, quello dello scontro tra creature colossali.
Un picchiaduro tra creature gigantesche
Il nucleo del gioco riprende la struttura dei picchiaduro 3D classici, ai quali mescola l’anarchia festosa di Power Stone. Pugni, calci, attacchi potenti, parate e prese costituiscono le basi del sistema di combattimento, organizzato attorno a relazioni che richiamano il principio del sasso-carta-forbici. Le arene consentono di muoversi liberamente, eludere gli attacchi e scegliere il posizionamento: da qui nasce una competizione in cui la posizione del corpo conta più di quanto farebbe pensare il ritmo apparentemente caotico.
«Il sistema di combattimento è meno caotico di quanto sembra e sospeso fra la grammatica dei picchiaduro tridimensionali classici e il caos festoso di un party game.» Questa lettura descrive bene l’esperienza, perché le meccaniche restano accessibili e rispondono con rapidità, pur mostrando occasionali imprecisioni. «Le meccaniche sono immediate, talvolta imprecise, ed esprimono il proprio potenziale soprattutto negli scontri in multiplayer locale.» La promessa ludica si realizza quindi soprattutto quando più giocatori condividono lo stesso schermo, dove gli scontri diventano più vivaci e le scelte tattiche si intrecciano.
La direzione degli attacchi rappresenta il punto debole più evidente. «La libertà di movimento nelle arene permette di sottrarsi agli avversari e rende il posizionamento importante.» Tuttavia, «La natura tridimensionale dell’azione rende spesso difficile indirizzare gli attacchi con precisione.» Le mosse speciali richiedono di combinare una direzione con il pulsante corrispondente e, durante gli scontri più accaniti, possono trasformarsi in un’azione diversa da quella desiderata. Anche i colpi più pesanti presentano un lieve ritardo, ma questa inerzia restituisce il senso di peso delle creature ed evita che i colossi si muovano come danzatori professionisti.
L’equilibrio presenta invece criticità evidenti. Le parate sono molto efficaci, ma un uso eccessivo espone alle prese, la cui potenza risulta sproporzionata. Contro l’intelligenza artificiale, alcuni incontri possono essere vinti ricorrendo quasi soltanto alle parate. Alzare la difficoltà non risolve necessariamente il problema: avversari più aggressivi possono rendere gli scontri frustranti senza renderli più equilibrati. La differenza fra i 12 kaiju aggiunge un ulteriore elemento di disuguaglianza, perché alcuni sono nettamente più efficaci di altri e la rapidità di certi movimenti diventa particolarmente insidiosa per i giocatori esperti.
12 creature, quattro percorsi e una progressione più ampia
Rispetto all’originale, la rimasterizzazione amplia in modo sostanziale la struttura del gioco. Il roster comprende 12 kaiju, ciascuno dotato di un proprio sistema di crescita. L’esperienza accumulata permette di aumentare il livello e di migliorare progressivamente le capacità del mostro utilizzato. «La crescita individuale dei 12 personaggi costituisce un discreto incentivo alla rigiocabilita’», perché permette di seguire l’evoluzione di ogni creatura invece di limitarsi a una sola scelta.
Accanto alla crescita individuale opera una progressione generale, collegata al completamento di obiettivi specifici. Questi traguardi consentono di sbloccare personaggi, ambientazioni e materiali della galleria. Il giocatore può inoltre decidere quali categorie di obiettivi privilegiare, scegliendo di portare avanti determinati contenuti a scapito di altri. Le quattro modalità disponibili sono Campagna, Sopravvivenza, Distruzione e Allenamento e ciascuna contribuisce in modo diverso allo sviluppo generale del titolo.
La Campagna rappresenta il centro dell’esperienza in single player. Una minaccia extraterrestre incombe sulla città e i combattimenti si susseguono lungo percorsi leggermente diversi per ogni mostro. La narrazione resta appena abbozzata e assume toni quasi parodistici, mentre la struttura prevede tre varianti: una classica, con un numero base di scontri; una più impegnativa; e una terza, particolarmente severa, nella quale tutti gli avversari si trovano al livello 7, il livello massimo. In quest’ultima variante, una sconfitta determina la fine immediata della partita, senza possibilità di continuare.
La modalità Sopravvivenza organizza una sequenza di incontri e contribuisce in modo diretto alla progressione generale. La Distruzione richiede invece di devastare una città, accumulando esperienza per il mostro impiegato. Nell’Allenamento si può sostenere un incontro contro un avversario passivo oppure modificarne il comportamento attraverso parametri specifici. Le quattro opzioni coprono quindi esigenze differenti, dalla narrazione guidata alla pratica libera, senza rinunciare all’obiettivo di far crescere i kaiju.
Una galleria dedicata a Godzilla
La rimasterizzazione include una gallery che raccoglie una selezione contenuta di materiali legati alla tradizione cinematografica e videoludica del personaggio. «La galleria offre una selezione contenuta ma gradevole di materiali dedicati alla tradizione di Godzilla.» Il suo contenuto comprende trailer, locandine, fotografie e vari FMV, documenti che permettono di seguire l’evoluzione del franchise attraverso immagini e registrazioni video.
La galleria richiama anche le origini cinematografiche del mostro. Godzilla era apparso nel 1954 nell’omonimo film diretto da Ishirō Honda, dove incarnava l’incubo nucleare giapponese. Il film era uscito nelle sale il 3 novembre, una data celebrata annualmente come Godzilla Day e scelta sia per il rilascio del gioco sia per il debutto in Giappone di Godzilla Minus Zero.
Nel 1968, Destroy All Monsters, diretto ancora da Honda, portava sul grande schermo numerosi kaiju in uno scontro interplanetario. Il videogioco di Pipeworks deriva apertamente da questa tradizione: ne recupera suggestioni e protagonisti, scegliendo di mettere al centro l’azione e la demolizione delle città. Il collegamento con il cinema resta visibile anche nella galleria, dove i materiali raccontano una storia che unisce produzioni cinematografiche e videogiochi.
Quattro giocatori, una lotta moltiplicata
Il multiplayer locale è il terreno in cui il progetto mostra con maggiore chiarezza la propria identità. Fino a quattro partecipanti possono affrontarsi sulla stessa console, mentre il online si limita ai duelli uno contro uno. Questa distribuzione rende evidente la differenza fra le due offerte: gli incontri locali permettono a più giocatori di condividere lo spazio dell’arena, sfruttando l’immediatezza delle mosse e la necessità di controllare il posizionamento.
La crescita separata dei 12 personaggi offre un ulteriore motivo per tornare alle arene. «La crescita individuale dei 12 personaggi costituisce un discreto incentivo alla rigiocabilita’», mentre la varietà delle creature rende ogni scontro leggermente diverso. Pur senza ambire alla profondità competitiva, il titolo mette la spettacolarità e la soddisfazione degli impatti al centro dell’esperienza, conservando un’immediatezza piacevole nonostante le imperfezioni dei controlli e gli squilibri fra i kaiju.
La rimasterizzazione si presenta dunque come un ampliamento fedele dell’originale, capace di rinnovare l’aspetto audiovisivo e la progressione senza cancellare la natura da party game. Restano tre problemi visibili: la mira in tre dimensioni, la potenza eccessiva delle prese e l’efficacia delle parate. Sono limiti che incidono sulla padronanza delle mosse, non sull’attrattiva dello spettacolo. Le dodici creature, le quattro modalità e il multiplayer locale fino a quattro giocatori compongono un insieme ampio, in cui la distruzione delle città resta il gesto centrale e la tradizione di Godzilla passa dal film alle arene.