DreamHost ha confermato che hacker hanno rubato email e credenziali dei clienti durante un attacco informatico durato diversi mesi. L’intrusione nei sistemi del web host è iniziata in agosto 2026 ed è stata resa pubblica giovedì, 29 ottobre 2026, dopo aver provocato un’interruzione di servizio della durata di diversi giorni. Durante il blocco, DreamHost ha reimpostato le password di alcuni clienti.
La comunicazione è arrivata attraverso una notifica di violazione dei dati presentata al procuratore generale della California. Nel documento, la società spiega che gli intrusi hanno acquisito token di sessione: questi elementi permettono di rimanere collegati a un servizio anche dopo aver inserito la password. Una volta sottratti, consentono quindi di accedere a un account come se fosse l’utente interessato, senza che sia necessario autenticarsi nuovamente.
Secondo DreamHost, gli hacker hanno sfruttato una vulnerabilità non specificata nel file manager, il componente impiegato dai clienti per conservare i propri file. La società ha dichiarato che l’attacco non è collegato alle vulnerabilità recentemente scoperte nel software web PHP. Il punto preciso dell’intrusione non è stato quindi identificato nella comunicazione, mentre restano in corso le verifiche sull’indagine.
Un portavoce di DreamHost ha rifiutato di spiegare perché la società non abbia individuato l’attacco fino alla settimana precedente, facendo riferimento a un’indagine in corso. Lo stesso portavoce non ha indicato quale sia la vulnerabilità effettivamente sfruttata, lasciando senza una descrizione tecnica precisa il punto di ingresso utilizzato dagli intrusi. DreamHost non ha fornito ulteriori dettagli su come i token di sessione siano stati acquisiti o sul loro eventuale utilizzo da parte degli hacker.
Sul numero di persone coinvolte, il portavoce ha indicato che il numero di clienti interessati è «ben inferiore al 10%», senza fornire un dato più preciso. Per dare proporzione all’impatto, DreamHost conta circa 400.000 clienti paganti sulla propria rete. La percentuale indicata dal portavoce riguarda quindi i clienti interessati dall’attacco e non fornisce il numero assoluto delle persone coinvolte.