Apple ha comunicato alla Commissione Europea di aver concordato offerte di lavoro per certi dipendenti di Huxe AI e di ricevere una licenza non esclusiva sui diritti di proprietà intellettuale di Huxe. La notizia, riportata per prima da MacRumors, emerge da un deposito regolamentare che descrive l’operazione con la formula del reverse acqui-hire: la grande azienda porta a bordo figure chiave di una startup e ne utilizza le tecnologie, senza però acquistarla completamente.
Cosa prevede l’accordo tra Apple e Huxe
Secondo il deposito, Apple si è impegnata a presentare proposte di assunzione ad alcuni membri del team della startup e a ottenere una licenza non esclusiva sulla sua proprietà intellettuale. Il documento, notificato alla Commissione Europea il 9 giugno, non chiarisce però quali persone abbiano ricevuto le offerte né se queste siano state accettate. Restano altrettanto sconosciuti i piani concreti di Apple riguardo alla tecnologia acquisita.
Questi accordi si sono diffusi negli ultimi anni come strumento per le grandi aziende che vogliono rafforzare i propri team di intelligenza artificiale e impossessarsi di tecnologie promettenti senza passare per un’acquisizione integrale, riducendo così l’esposizione ai controlli antitrust. Curiosamente, la stessa tipologia di operazione viene indicata a volte come reverse acqui-hire e a volte semplicemente come acqui-hire, generando una certa confusione terminologica.
Chi è Huxe e perché ha chiuso
Huxe nasce da un gruppo di sviluppatori che in precedenza avevano lavorato alle funzioni di podcast generati dall’IA in NotebookLM, servizio rinominato di recente Gemini Notebook. La startup ha annunciato la propria chiusura il 21 maggio, spiegando sul proprio sito che l’app sarebbe stata rimossa dagli store di Apple e Google, il servizio interrotto e i dati degli utenti cancellati.
Nell’annuncio il team ha scritto: Huxe: ‘Il team passa a nuove cose e non continueremo lo sviluppo del prodotto’. Ai suoi utenti è andato un ringraziamento: Huxe, ringraziando gli utenti: ‘Il fatto che l’avete usata, ne avete parlato agli amici, ci avete inviato suggerimenti e idee, ha fatto sembrare che l’avessimo costruita insieme’.
Il podcast generato dall’IA al centro della corsa dei colossi tech
La tempistica suggerisce uno scenario competitivo in movimento: l’annuncio di chiusura di Huxe è arrivato un giorno dopo la presentazione da parte di Spotify di funzioni di generazione di podcast basate sull’IA. È quindi plausibile che Apple voglia introdurre capacità analoghe nella propria app Podcasts, anche se il deposito non lo conferma.
Gli esecutivi del settore tech sembrano entusiasti dell’idea che l’audio personalizzato possa sostituire i podcast tradizionali, e forse persino l’interazione tra genitori e figli. Quanto questa visione sia condivisa dagli ascoltatori comuni resta invece un punto interrogativo.