Due attacchi informatici in poche settimane hanno messo fuori uso i freezer di一些 supermercati, facendo salire la temperatura fino a 50 °C. Il primo episodio si è verificato in Francia, mentre il secondo ha colpito l’Europa, anche l’Italia. Le conseguenze immediate sono state materiali: grandi quantità di cibo decongelato sono risultate non più vendibili e hanno dovuto essere buttate. Oltre ai danni diretti, questi attacchi hanno avuto un impatto più ampio e profondo, meno percepibile nell’immediato ma destinato a incidere sulla percezione dell’efficienza dei servizi.
La paura di trovarsi senza provviste è particolarmente forte quando la causa non risiede in fattori commerciali, conflitti bellici o scioperi degli autotrasportatori, come accaduto di recente nel Sud Italia, bensì in una violazione software impossibile da prevedere. In questa prospettiva, prepararsi a un’eventualità informatica diventa più difficile rispetto a qualsiasi altra emergenza. Il rischio non riguarda soltanto la disponibilità del cibo: riguarda l’accesso ai servizi essenziali e la possibilità di mantenere il controllo sulla propria vita quotidiana.
Il sondaggio nazionale «Attacchi hacker: il nuovo incubo degli italiani», condotto da Spot and Web, ha coinvolto 850 uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 65 anni. A tutti è stata posta la domanda: «Hai paura che un attacco hacker possa lasciarti senza cibo e senza servizi essenziali?». Il 54% degli intervistati ha dichiarato di avere paura; il 22% ha risposto «molto».
Gli aspetti che spaventano di più sono il blocco di supermercati e farmacie (28%), il furto dei dati personali (25%), il congelamento di conti e bancomat (22%) e il blocco di ospedali e servizi pubblici (11%). La prima indicazione riguarda direttamente l’impossibilità di accedere ai servizi di supermercati e farmacie, una preoccupazione che per il 28% degli intervistati si colloca al primo posto tra i rischi percepiti.
L’11% afferma di avere scorte e contanti in casa per affrontare un’emergenza informatica, anche in considerazione dei down di servizi bancari che si verificano ormai con una certa frequenza. Alla domanda «Ti sei mai preparato a un’emergenza informatica?», il 33% ha risposto «No, ma ci sto pensando» e il 56,4% «No, non ci credo». La maggioranza degli intervistati, quindi, non ha adottato misure preventive, mentre una parte consistente riconosce il problema e sta valutando come affrontarlo.