Un dipendente Microsoft ha confermato pubblicamente che Xbox si serve dell’intelligenza artificiale nello sviluppo dei propri giochi. A parlare è Brandon Stirrup, che opera nell’ambito della Business Strategy della divisione gaming dell’azienda, il quale ha anche sostenuto che nel 2026 non esiste una sola software house che non ricorra a queste tecnologie.
Chi segue il suo profilo su X/Twitter nota subito la passione di Stirrup per l’IA. Lo scorso weekend, ad esempio, in poche ore ha messo insieme un semplice gioco di calcio, condividendone con orgoglio i risultati sui social.
Quella dimostrazione è solo l’ultimo atto di una lunga serie di post in cui Stirrup non ha soltanto sostenuto che l’adozione dell’IA nello sviluppo videoludico è ormai inevitabile, ma ha anche ammesso che la stessa Xbox la impiega concretamente nei suoi progetti. Una presa di posizione che, a suo dire, potrebbe costargli il posto: “Guardate, se domani mi licenziano sarà perché vi ho detto una verità che nessuno vuole che sappiate. Potete creare un gioco con un semplice prompt e sì, potete realizzare giochi personalizzati e su misura. Tutto ciò che desiderate in un videogioco è lì a portata di mano, nel bene e nel male.”
Secondo il dipendente Microsoft, dunque, nessun team di sviluppo lavora senza queste tecnologie, e chi sostiene il contrario non direbbe la verità. Le sue affermazioni vanno naturalmente prese con cautela, ma la loro circolazione sui social potrebbe spingere Asha Sharma a una qualche forma di replica.
Il tema, d’altronde, è particolarmente sentito in questo periodo: se ne discute per i porting dei giochi PlayStation su PC, per le skin di Battlefield 6 Stagione 5 e per il vibe coding legato a Epic Games Store.