Un aumento di prezzo per PS5 o Xbox Series X/S non fa più scalpore: è ormai prassi consolidata. Le macchine di Sony e Microsoft oggi si trovano in vendita a cifre decisamente più alte rispetto ai 500 euro chiesti al lancio nel 2020, e l’epoca in cui una console calava di prezzo con il trascorrere del tempo sembra appartenere a un passato remoto.
L’attuale generazione si è rivelata la più anomala mai vista sul fronte hardware: ogni piattaforma, a un certo punto della sua vita commerciale, ha registrato più di un rincaro, perfino a distanza di anni dal debutto. Anche Nintendo Switch 2 ha conosciuto un aumento, anche se di entità più contenuta rispetto a quelli che hanno colpito PlayStation 5 e i sistemi Xbox. Le spiegazioni sono diverse: crisi internazionali, difficoltà nel mercato delle RAM, hardware venduto in perdita, e l’elenco potrebbe continuare. Ciò che non si discute è la reazione del pubblico, rimasto deluso, insoddisfatto e perplesso davanti alle mosse commerciali dei grandi gruppi del settore, a prescindere dalle giustificazioni. Fino alla generazione precedente, infatti, lo sconto periodico su ogni console era semplicemente la regola.
Quando lo sconto era la regola
Un tempo le piattaforme, sia da salotto che portatili, ricevevano ribassi definitivi oppure varianti più economiche pensate per incontrare le tasche di ogni fascia di consumatori. Molti appassionati aspettavano appositamente qualche anno prima di acquistare la macchina desiderata, contando su una riduzione del listino e approfittandone per portarsi a casa la PlayStation, l’Xbox o il sistema Nintendo di turno insieme a una scorta di titoli a loro volta scontati o facili da trovare sul mercato dell’usato.
I tagli rispondevano a una logica precisa: conquistare nuovi acquirenti dopo i primi grandi risultati commerciali. L’esempio classico è PlayStation 2, che nonostante i successi straordinari ottenuti fin dal day one è stata scontata più volte nel corso degli anni. In altri casi arrivava sul mercato una revisione più prestante, magari una PS3 con più GB di memoria, e i modelli precedenti venivano ribassati anche solo per liberare i magazzini. C’era poi lo sconto come strumento di rilancio per piattaforme in difficoltà: GameCube debuttò già a un prezzo aggressivo di 199 euro, ma le vendite sotto le attese costrinsero Nintendo a ripetuti ribassi ufficiali, tanto che nel giro di un anno la console si trovava a 99 euro.
Un trend destinato a proseguire
Queste strategie erano talmente consolidate che i giocatori davano per scontato che, prima o poi, qualunque sistema sarebbe diventato più accessibile. Oggi lo scenario si è capovolto: PS5, Xbox Series X/S e Switch 2 continuano a costare sempre di più, e non esiste alcun segnale di riduzioni nel futuro prossimo. “La produzione hardware continua a diventare sempre più costosa e impegnativa per ogni compagnia, con il rischio che anche le future generazioni seguano questo trend”.