Il settore videoludico è ormai il medium che genera più incassi al mondo, e il merito — o la colpa — va a formule pensate fin dalla base per far uscire denaro dalle tasche dei giocatori. I live service, i freemium e i gatcha, pratica quest’ultima arrivata dal Giappone, sono modelli economici costruiti apposta perché la spesa diventi costante e, spesso, impulsiva.
Il problema è che dall’altra parte dello schermo non ci sono soltanto adulti consapevoli: molto frequentemente sono bambini e adolescenti a ritrovarsi davanti a questi sistemi. Per questo motivo i campanelli d’allarme dei regolatori hanno cominciato a farsi sentire con forza, in particolare in Europa. L’UE ha infatti reso noto che porterà avanti azioni di contenimento contro alcune delle società più rilevanti del comparto: Ubisoft, Activision e Riot.
Le tre aziende non sono le sole coinvolte: secondo quanto emerso, l’Unione avrebbe esaminato i sistemi di monetizzazione portati avanti anche da altri colossi come Mojang, Crytek, Supercell, InnoGames e King, oltre a numerose altre realtà del settore. Al centro dell’attenzione ci sono le valute delle piattaforme, che quasi mai coincidono con il costo effettivo che l’utente intendeva pagare.
Nel comunicato stampa dell’UE si legge: “Gli acquisti in-game (come gli aggiornamenti estetici e i pacchetti di potenziamento delle armi) sono spesso prezzati in valute diverse dall’euro, ma in definitiva implicano un pagamento in euro, direttamente o indirettamente, tramite diverse valute virtuali… A ciò si aggiungono altri meccanismi di game design (come la vendita di valuta virtuale in pacchetti), l’uso di dark pattern, controlli parentali inadeguati e la mancanza di assistenza in caso di blocco dell’account”.
Sul fronte degli adeguamenti, la prima a muoversi è stata Epic con Fortnite: la società ha comunicato che da questo mese sarà possibile spendere “quantità precise” di denaro all’interno dei suoi store, superando così la logica dei pacchetti di valuta virtuale con importi prestabiliti.
Tra i giochi richiamati dall’Unione figura anche Call of Duty, indicato come esempio lampante di pratiche giudicate poco coerenti con i principi dell’Unione e del suo mercato.