Il settore dei test sanitari fai-da-te è pieno di promesse esagerate e di vere e proprie truffe. La startup tedesca TimeTeller, che ha creato un kit salivare da usare a casa per comprendere il proprio ritmo circadiano, rappresenta l’eccezione: alla guida c’è l’amministratrice delegata Angela Relógio, figura opposta a quella di Elizabeth Holmes, la fondatrice di Theranos finita nella bufera.
Relógio è fisica, ingegnere e biologa molecolare: prima di abbandonare l’accademia per fondare TimeTeller ha passato anni in Germania a fare ricerca su oncologia, biologia circadiana e medicina dei sistemi. È cauta nel definire ciò che il test può e non può fare oggi.
Le tentazioni di strafare ci sarebbero: il cognome di Relógio significa «orologio» nella sua lingua madre, il portoghese, e TimeTeller ha il potenziale per ridurre gli effetti collaterali delle cure contro il cancro e migliorarne i risultati, sincronizzando la terapia con l’orologio interno di ogni paziente. Ed è proprio per questo che la CEO avverte che la società vive su due orizzonti temporali distinti.
L’obiettivo di lungo periodo è capire quando le terapie oncologiche siano meglio tollerate e più efficaci, con una granularità che va ben oltre la distinzione tra mattinieri e nottambuli. Ma il kit diretto al consumatore non consente ai pazienti di scoprirlo da soli. «Quello è qualcosa che dobbiamo calcolare per ogni singolo farmaco; lo facciamo nell’ambito di studi clinici», ha avvertito Relógio.
Perché esiste il kit per il consumatore finale
Se TimeTeller ha iniziato ad accettare ordini diretti, spiega Relógio, è per la domanda arrivata dalle cliniche di longevità, centri concentrati sull’invecchiamento in salute che sanno come usare i dati individuali sul ritmo circadiano per costruire consigli personalizzati su sonno, nutrizione, esposizione alla luce e attività fisica.
Le possibili applicazioni toccano anche malattie metaboliche come il diabete, patologie neurodegenerative come l’Alzheimer, le prestazioni fisiche e la salute femminile. Il cancro, però, resta la missione centrale: è proprio studiando i tumori che Relógio è arrivata alla scoperta che l’ha portata fuori dall’università.
Dalla scoperta all’azienda
Osservando molti pazienti oncologici sospendere o riprendere le terapie a causa degli effetti collaterali, Relógio ha maturato una convinzione. «Come scienziato era impossibile da guardare, soprattutto quando ero convinta che parte del problema potesse non essere solo quale trattamento somministriamo, ma quando lo somministriamo», racconta. Da qui il test del ritmo circadiano che costituisce il cuore di TimeTeller, un’idea che sapeva dover diventare un’impresa.
«Ho finanziato personalmente il nostro primo brevetto perché credevo fortemente che questa scoperta non dovesse restare nelle pubblicazioni scientifiche», dichiara. La società è nata come spin-off dell’ospedale universitario Charité di Berlino, per poi trasferirsi alla Medical School Hamburg, che ha garantito accesso ai pazienti e finanziamenti, oltre a un impiego di riserva per il team di 10 persone nel caso l’azienda non fosse riuscita a pagarli.
La rete di sicurezza che forse non servirà
Con l’ingresso del biochimico e specialista di accesso al mercato Benjamin Dose come co-fondatore, TimeTeller ha firmato una partnership con Techniker Krankenkasse, uno dei maggiori assicuratori sanitari tedeschi. L’accordo è partito come rimborso del costo del test per un sottoinsieme di pazienti oncologici, e oggi entrambe le parti sono pronte ad allargarlo a più dei 12 milioni di membri dell’assicuratore, riferisce Relógio.
Nonostante le sue riserve sul test diretto al consumatore, TimeTeller è così diventata una soluzione concretamente accessibile ai malati di cancro. Prima di salire sul palco del TechCrunch Disrupt a San Francisco, dove Relógio si è esibita nella competizione Startup Battlefield, ha chiarito l’ambizione più ampia: un futuro in cui chiedersi «quando» sia al centro della medicina di precisione, perché «quasi ogni processo nel nostro corpo è temporizzato».