Il rapporto dello Smart Energy Expert Group (SEEG) ha evidenziato che le vulnerabilità nei pannelli solari smart possono permettere a hacker di prendere il controllo di migliaia di inverter da remoto, mettendo a rischio l’intera rete elettrica. L’intervento avvenuto in Francia tra l’11 e il 12 ottobre, dove i refrigeratori Danfoss sono stati costretti a funzionare a 50 °C, dimostra che la minaccia è reale e non fantascientifica.
Con l’aumento della penetrazione del fotovoltaico su tetti, parcheggi e campi in Italia e in Europa, la sicurezza informatica degli inverter diventa un problema di interesse nazionale, non solo di singolo proprietario. Gli inverter, dispositivi che convertono la corrente continua prodotta dai pannelli in corrente alternata, sono sempre più collegati a Internet per il monitoraggio, la configurazione e gli aggiornamenti del produttore.
Modalità di attacco ad alto rischio
Il rapporto identifica tre principali vettori di attacco. Il primo mira alle piattaforme cloud dei produttori, dove avviene il monitoraggio e la gestione delle impostazioni. Una sola vulnerabilità in quel punto può consentire a un aggressore di comandare simultaneamente migliaia di inverter.
Il secondo vettore riguarda i costruttori che, sotto pressione statale, potrebbero nascondere una backdoor nei loro sistemi, nel software degli inverter o nei componenti. Il terzo, più insidioso, prevede l’accesso alle grandi centrali, dove l’intruso bypasserebbe il firewall e si muoverebbe liberamente nella rete interna del sito.
Impatto sulla rete elettrica
Con la capacità solare dell’Unione europea salita da 86 GW nel 2015 a 406 GW nel 2025, e potenzialmente fino a 718 GW entro il 2030, un attacco che controlli una parte di questo parco potrebbe creare squilibri tra produzione e consumo. Gli esperti confrontano la potenza controllabile con i 3.000 MW di riserva europea, soglia oltre la quale la rete potrebbe non riuscire a compensare una perdita improvvisa, rischiando blackout su larga scala.
Attacco Danfoss: un caso concreto
Durante la notte tra l’11 e il 12 ottobre in Francia, hacker hanno violato gli inverter di refrigerazione Danfoss, forzando un sbrinamento continuo e trasformando i banchi frigo di Intermarché, Magasins U e Leclerc in ambienti roventi, con temperature fino a 50 °C. I dispositivi colpiti erano modelli obsoleti, non più oggetto di aggiornamenti del produttore.
Proposte di sicurezza per le centrali
Il rapporto chiede che ogni scambio di dati dell’inverter sia documentato, cifrato e autenticato. Le connessioni in uscita devono puntare solo a server approvati nell’UE o in paesi con garanzie equivalenti, e nessuno dovrebbe poter accedere alla porta dall’esterno della rete locale. Per le installazioni aziendali e le centrali, gli aggiornamenti automatici devono essere sostituiti da aggiornamenti manuali gestiti da fornitori qualificati.
Regolamentazione e controllo
Il quadro europeo attuale, il Cyber Resilience Act, permette ai produttori di attestare la conformità dei propri inverter senza audit indipendenti. Il rapporto propone una norma dedicata e controlli da organismi terzi, scadenze per correggere le falle, formazione degli installatori e limitazione del ricorso a fornitori “ad alto rischio”. Nonostante la dipendenza europea dalle apparecchiature cinesi, nessuna futura norma garantirà automaticamente la sicurezza degli inverter già installati.
Per garantire una protezione reale, è necessario censire ogni apparecchiatura connessa, verificare la sua assistenza dal produttore, bloccare gli accessi in entrata, gestire i fornitori di servizi tramite una piattaforma di gestione degli accessi privilegiati e rinnovare le credenziali con una responsabilità chiara. La gestione delle identità e degli accessi rimane il fattore cruciale della sicurezza.