OpenAI ha comunicato di aver allertato l’FBI dopo aver scoperto che un dipendente avrebbe collocato un apparecchio di registrazione occulto in una delle sale riunioni riservate agli executive della società. L’uomo, indicato dai pubblici ministeri federali come il cittadino saudita Abdulrahman Alfozan, è stato licenziato e arrestato il 9 ottobre 2026, circa una settimana dopo il ritrovamento del dispositivo.
Secondo quanto riferito dall’azienda, l’apparecchio è stato inserito in una porta USB sul retro di una televisione presente nella sede di OpenAI a San Francisco. Alfozan è stato ripreso mentre si guardava dietro il televisore: proprio lì, infatti, OpenAI aveva installato una telecamera che avrebbe documentato il suo comportamento.
L’accusa, formulata dai pubblici ministeri dello U.S. Attorney’s Office for the Northern District of California, riguarda l’impiego di un congegno elettronico per intercettare comunicazioni orali: in pratica, gli viene contestato di aver registrato di nascosto voci di persone senza il loro consenso. Non è ancora chiaro con precisione a quale scopo il dispositivo sia stato usato, ma il direttore dell’FBI Kash Patel ha spiegato che lo schema mirava a “catturare comunicazioni sensibili sulla tecnologia di super intelligenza dell’azienda”.
In un post pubblicato su X, OpenAI ha raccontato di aver impiegato i propri modelli di AI interni per analizzare il dispositivo, descritto come “sophisticated”. L’azienda ha inoltre precisato che l’apparecchio conteneva “crittografia avanzata, capacità di monitoraggio audio e un meccanismo di trasferimento dati progettato per eludere il monitoraggio”, anche se non è noto in quale misura questo congegno si distingua tecnicamente da altri dispositivi di registrazione.
Quanto ai possibili danni, OpenAI ha voluto rassicurare: “Al momento non abbiamo indicazioni che l’individuo abbia accesso indebito o esfiltrato pesi dei modelli, codice sorgente o dati dei clienti”. Il portavoce Nate Evans ha confermato che Alfozan era entrato in azienda nel luglio 2025 e lavorava all’interno del team prodotto.
Né Alfozan né il suo avvocato sono stati raggiungibili per un commento. In caso di condanna, l’uomo rischia cinque anni di prigione. Contattato dai giornalisti, un portavoce dell’FBI ha ribadito una dichiarazione già resa da Patel: “Proteggere l’innovazione americana in materia di SI è essenziale per salvaguardare la forza economica e la sicurezza nazionale del nostro Paese, e l’FBI considera questa missione una delle nostre massime priorità di controspionaggio”.