Tra le novità in arrivo dal catalogo di Bandai Namco spicca un piccolo indie dal sapore insolito: Ondeh Ondeh Kaya’s Tasty Tale, un progetto che mescola folklore malesiano e puzzle musicali proponendosi come un’avventura colorata, accessibile e immediata. Ne abbiamo provato una breve demo introduttiva durante un evento stampa tenuto a Parigi, nel corso del quale il publisher giapponese ha aperto le porte della sua imminente line-up alla stampa internazionale. Dello stesso evento abbiamo già parlato in occasione di Gundam Rogue Orbit, e in futuro torneremo su altri titoli presentati; per ora, però, ci concentriamo su questa curiosa fiaba giocosa fatta di ritmi, rompicapi e, a sorpresa, cibo.
Una fiaba nata da una ciotola
La storia del gioco affonda le radici nella mitologia malesiana e ruota attorno a Kaya, una bimba vivace e curiosa la cui origine è quanto mai singolare: è infatti nata da una ciotola nel mondo di Selera. A crescerla sono Mama e Baba, i suoi genitori, due Creamondi: si tratta di divinità che provvedono al benessere di Selera grazie alle proprie capacità culinarie, e che rappresentano i saggi e potenti custodi di questo universo.
Secondo la mitologia del gioco, l’elemento che regge Selera sono i sapori. Un ingrediente in particolare, chiamato Ondeh, ne è la manifestazione fisica e custodisce dentro di sé l’essenza stessa del ritmo. Il mondo, però, ha bisogno di essere rinvigorito periodicamente: ogni 100 anni, infatti, i Creamondi e i Giganti — creature composte di Ondeh puro — si riuniscono per celebrare il Rituale del Risveglio, una cerimonia che serve a ravvivare i sapori del mondo e a mantenerlo rigoglioso e in salute.
È proprio qui che scatta l’avventura di Kaya. Da figlia dei due guardiani, la piccola ha l’obiettivo di diventare a sua volta una Worldbuilder certificata, esattamente come Mama e Baba. Per riuscirci deve però superare un esame: riunire i Giganti sparsi in giro per il mondo e celebrare insieme a loro il Rituale. Il cammino la porterà a farsi largo attraverso Selera, affrontando le prove che i genitori le pongono davanti. Kaya non viaggia a mani vuote: è armata di cucchiaio e possiede un dono particolare, quello di riuscire a “vedere” la musica e i sapori, che le appaiono sotto forma di piccole sfere.
Il risultato è un piccolo viaggio di formazione, ironico e dolce, tanto nella veste grafica quanto nei testi. E se la narrazione, nella sua semplicità, si dimostra originale e capace di incuriosire, l’esperienza si rivela piacevole anche sul piano del gameplay.
Rompicapi a tempo di musica
Sul piano ludico, Ondeh Ondeh Kaya’s Tasty Tale si presenta come un action adventure con componenti puzzle: unisce enigmi ambientali e musica, trasformandosi in certi momenti in un rhythm game bizzarro ma capace di catturare l’attenzione. Il mondo è organizzato in diverse mappe, attraversate da Kaya parlando con i vari NPC ma, soprattutto, superando ostacoli e risolvendo rompicapi grazie alla sua capacità di “vedere” sapori e musica, così da aprire passaggi inediti e proseguire verso le aree successive del viaggio.
I comandi da memorizzare sono pochissimi, almeno nella porzione di prologo che abbiamo avuto modo di giocare. Kaya può rotolare per schivare, può colpire i nemici con il cucchiaio e, con la semplice pressione di un tasto, può battere il tempo per attivare i puzzle. Sulla carta tutto appare elementare, ma nella pratica serve un minimo di astuzia, soprattutto quando bisogna decifrare lo schema ritmico di alcuni enigmi. Le pecorelle cubiche che popolano le aree, ad esempio, emettono suoni differenti in grado di attivare in modi diversi le piattaforme su cui spostarsi; per catturare una creatura che fa capolino timida dallo stagno, invece, occorre calcolare con precisione la cadenza “musicale” dei suoi zampilli.
Un aiuto concreto arriva dall’interfaccia: nella parte bassa dello schermo campeggia una barra a metronomo che indica al giocatore di quanti battiti si compone ciascun enigma, così da procedere senza tentativi alla cieca. Nella demo gli enigmi proponevano una difficoltà crescente man mano che si avanzava nelle aree, anche se va detto che si trattava delle primissime prove inflitte a Kaya. Restare a vedere quanto i puzzle diventeranno complessi nel corso dell’avventura, fermo restando che la difficoltà generale del gioco “sembra tarata verso il basso”.
Un combattimento essenziale
Non manca un accenno di sistema di combattimento: addentrandosi nei meandri boscosi di Selera, Kaya dovrà vedersela con svariate e insidiose bestioline. È chiaro, però, che questo aspetto non rappresenta il punto di forza dell’esperienza: gli attacchi della protagonista si limitano a un singolo comando basilare, da usare ogniqualvolta qualche mostriciattolo irrompe sulla scena per mandare all’aria la risoluzione di un rompicapo.
La personalità di Ondeh Ondeh risiede, in fondo, nel suo essere una “potenziale piccola perla”: un’estetica graziosa, un concept narrativo radicato nel folklore e un’esperienza ludica che “sembra stimolante quanto basta” pur nella sua semplicità e immediatezza.