La Wikimedia Foundation è intervenuta nella causa che contrappone New York Times, OpenAI e Microsoft, chiedendo al tribunale di evitare una decisione che possa mettere a rischio il web aperto o privare i wikipediani di strumenti utili basati sull’intelligenza artificiale. Presentato a fine ottobre, il suo amicus brief è motivato dal timore che una sentenza dalla parte del quotidiano o delle aziende produca conseguenze negative per la conoscenza online.
La fondazione non sostiene la posizione del New York Times né quella di OpenAI. Il documento, infatti, vuole invitare il tribunale a pronunciarsi in modo da tutelare la conoscenza aperta, tenendo conto sia dell’innovazione tecnologica sia della disponibilità di fonti secondarie accessibili. In sostanza, Wikimedia non sceglie tra le parti, ma segnala i rischi che una decisione sbagliata potrebbe avere per l’ecosistema digitale.
La vicenda nasce dalla denuncia presentata dal New York Times a fine 2023 contro OpenAI e Microsoft. Il quotidiano sostiene che i suoi articoli online siano stati utilizzati per l’addestramento dei modelli AI senza autorizzazione o compenso. Nel contempo, segnala che le risposte di ChatGPT conterrebbero copie di articoli, compresi quelli protetti dal paywall, permettendo agli utenti di leggere le notizie senza sottoscrivere un abbonamento.
Sul piano giuridico, le due aziende sostengono che l’impiego degli articoli per l’addestramento rientri nel fair use. Il New York Times afferma invece che tale utilizzo violi la legge sul diritto d’autore. Secondo la Wikimedia Foundation, una versione eccessivamente restrittiva del fair use potrebbe ostacolare l’innovazione tecnologica e limitare strumenti utili a progetti open source come Wikipedia.
La fondazione teme anche l’effetto opposto: una pronuncia favorevole a un fair use indiscriminato potrebbe portare a un web più chiuso, con paywall e meno fonti secondarie accessibili, indebolendo la conoscenza online. Per evitare che una delle due derive si concretizzi, Wikimedia propone un criterio intermedio, distinguendo l’addestramento dalla riproduzione diretta dei contenuti nelle risposte.
La proposta prevede di considerare lecito l’uso per l’addestramento quando produca qualcosa di nuovo e distinto rispetto alle fonti originali. La riproduzione di articoli nelle risposte dei chatbot, invece, non costituirebbe fair use: le aziende dovrebbero rispettare le licenze o citare la fonte originale. Per Wikipedia, il riferimento è la licenza Creative Commons CC BY-SA 4.0.
Quasi contemporaneamente alla presentazione del documento, OpenAI ha pubblicato un proprio elenco di amicus brief a suo favore, nel quale compare anche quello del governo degli Stati Uniti. La mossa della Wikimedia Foundation si inserisce quindi in un confronto giuridico ampio, che vede contrapposte richieste di tutela del diritto d’autore, esigenze di innovazione e difesa dell’accesso alla conoscenza.