Doug Field approda a Mind Robotics nel ruolo di presidente. Il manager vanta un percorso che attraversa alcuni dei nomi più pesanti della mobilità elettrica: ha lavorato sui veicoli elettrici in Ford e Tesla, ha guidato il progetto automobilistico di Apple e detiene un primato curioso, essendo stato il dipendente numero 1 di Segway. Ora mette la sua esperienza al servizio della nuova creatura di RJ Scaringe, amministratore delegato di Rivian.
L’ingaggio è stato annunciato sul palco del TechCrunch Disrupt 2026, l’evento in corso dal 13 al 15 ottobre a San Francisco. Mind Robotics è una società di AI e robotica industriale che Rivian ha creato l’anno scorso, e l’arrivo di un executive del calibro di Field suggerisce che la startup si sta preparando a far crescere rapidamente le proprie operazioni a soli dodici mesi dalla fondazione.
Scaringe non abbandona la società: continuerà a esservi coinvolto, ma la gestione quotidiana passa nelle mani di Field, che si occuperà di prodotto, ingegneria e operazioni.
Un miliardo di dollari e una fabbrica come laboratorio
La società ha già raccolto oltre $1 miliardo da un schiera di investitori di rilievo: Accel, Andreessen Horowitz, Eclipse, Kleiner Perkins, oltre ai bracci venture di Volkswagen e Salesforce. Con questi capitali Mind Robotics sta costruendo uno stack completo per la manifattura industriale: robot progettati per uno scopo preciso, basati su modelli foundation, con l’obiettivo di automatizzare su larga scala compiti industriali e manifatturieri.
La strategia si distingue da quella di Tesla e di altri player attivi sul fronte robotico: Scaringe ha spiegato che Mind Robotics non svilupperà macchine umanoidi e non tenterà di replicare tutte le biomeccaniche del corpo umano. Un altro elemento distintivo è l’uso di Rivian come ambiente di produzione reale e ad alto volume per l’addestramento e il deployment dei modelli: la casa automobilistica è anche il primo cliente della startup.
Scaringe cercava un profilo, ha trovato un alleato
Dal palco del Disrupt, Scaringe ha raccontato di aver cercato una figura come Field per aiutare a guidare Mind Robotics e di averlo chiamato inizialmente per chiedergli un consiglio. Dalle conversazioni è nato qualcosa di più profondo: “Abbiamo poi iniziato davvero a scavare su quanto sia importante pensare in modo profondo e molto intenzionale a come sviluppiamo e distribuiamo la robotica nella nostra società e nella nostra economia, e abbiamo trovato un’allineamento tale nella visione del business, ma soprattutto abbia”, ha dichiarato.
Il curriculum di Field: da Tesla a Ford
Field ha lasciato Ford ad aprile, dopo cinque anni trascorsi a plasmare le strategie elettriche e tecnologiche del costruttore. L’uscita rientrava in una più ampia riorganizzazione della leadership aziendale. Prima di Ford, Field aveva guidato il Project Titan di Apple, il programma di auto elettrica e autonoma cancellato nel 2024, e aveva ricoperto il ruolo di senior vice president of engineering in Tesla, dove ha supervisionato lo sviluppo della Model 3 portando la berlina oltre la famosa “production hell”.
“Integrare AI e robotica è una delle sfide ingegneristiche più importanti, e difficili, del nostro tempo. Mind ha messo insieme un team eccezionale e ha un vantaggio unico: la capacità di fare deployment e imparare dentro una vera fabbrica ad alto volume dal primo giorno. Sono entusiasta di u”, ha affermato Field in una nota, aggiungendo di essere felice di unirsi a RJ nel costruire team, cultura e tecnologia capaci di ridefinire ciò che l’America può produrre.
Il secondo spin-off di Scaringe
Mind Robotics è la seconda società che Scaringe ha creato al di fuori di Rivian. La prima è Also, una startup di micromobilità partita con e-bike di fascia alta, dove il fondatore ricopre il ruolo di presidente ma ha delegato la gestione quotidiana a Chris Yu, ex chief product officer di Specialized. Lo stesso schema, dunque, applicato a Mind Robotics con Field.
Le due società operano come entità autonome, ma Rivian detiene partecipazioni di minoranza in entrambe: al 30 giugno 2026 la casa automobilistica possedeva circa un terzo di ciascuna startup.