Da tempo i siti web guardano all’intelligenza artificiale di Google come a un ospite sgradito: entra in cucina, svuota il frigo e poi saluta ringraziando. Ora Big G promette modi più garbati: i collegamenti alle fonti torneranno a comparire in posizione più elevata e con cadenza più frequente.
L’impegno è formalizzato in un post pubblicato sul blog di Google. Nelle risposte generate da AI Overview e AI Mode, i link inseriti direttamente nel testo verranno mostrati più in alto e con maggiore frequenza. Per chi non ha familiarità col gergo tecnico, si tratta dei collegamenti integrati nel corpo della risposta, non della classica lista blu dei risultati di ricerca tradizionali.
La spiegazione di questa mossa è semplice. I riassunti personalizzati hanno preso il posto dell’elenco tradizionale di risultati, e gli editori temono di veder evaporare il proprio traffico. La replica di Google è che “Google dichiara di aver già fatto aumenti continui e sostanziali alla presenza dei link e che la novità servirà a rendere le fonti principali cliccabili quando servono”. Se questo basti a calmare chi si sente derubato, è un altro discorso.
Link in cima, con spiegazione
Il collegamento in alto non è l’unica novità in arrivo. Quando un sito rientra tra i pochissimi capaci di rispondere a un compito o a un’informazione specifica, Google sta sperimentando la comparsa di quel link all’inizio della risposta, accompagnato da una spiegazione. L’esempio proposto riguarda una domanda sul rimborso di un volo aereo: facile immaginare il viaggiatore esasperato che ringrazia per non dover scavare tra venti paragrafi di testo.
Caroselli, miniature e profili
I caroselli di link dedicati agli articoli d’attualità, presentati a maggio, si estendono ora a più Paesi e a più lingue: una vetrina più ampia per chi ha notizie fresche da raccontare. Anche i collegamenti che chiudono le risposte cambiano volto: diventano più coinvolgenti e in evidenza, con miniature di immagini e un design più invitante al clic.
Su AI Mode, infine, Google sta provando link che rimandano ai profili di ricerca di editori e creatori. La funzione è ancora in fase di test.
Il capitolo dei soldi: News AI
Resta il fronte economico, quello meno poetico. “Google afferma che oltre 400 editori partecipano al programma pilota News AI, un accordo di licenza per la consegna e l’uso di contenuti avanzati”, presentato a dicembre. Il pagamento serve a sviluppare nuove funzioni AI, tra cui panoramiche approfondite degli articoli nelle pagine degli editori su Google News. Tra i nuovi partner spuntano nomi noti: Axios, CNN e Financial Times.