Il Garante Privacy è intervenuto di nuovo sul caso Garlasco, quello legato alle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi. L’autorità aveva già agito in passato sulla stessa vicenda: dapprima con il tentativo di impedire la circolazione del video dell’autopsia della ragazza, poi con richiami rivolti a media e siti internet affinché evitassero una rappresentazione morbosa e spettacolare della storia, un monito che era facile prevedere sarebbe caduto nel vuoto. Stavolta l’Autorità ha comminato una multa a Cairo Editore per la durezza di alcune immagini comparse su un suo settimanale, finito in edicola a marzo 2026 e piazzatosi con circa 33.000 copie vendute.
Le fotografie contestate raffigurano il punto in cui è stato trovato il cadavere della ragazza, con tracce di sangue, insieme a riprese del corpo disteso sulla scala. Come si legge nel provvedimento, gli scatti risultavano parzialmente pixellati. Ciò nonostante, il Garante ha ritenuto che l’uso di quel materiale non fosse giustificato: secondo il provvedimento, le foto non “nulla aggiunge alle notizie sulla vicenda né risulta indispensabile a descrivere i modi particolari con cui si sono svolti i fatti”.
Nel documento si segnala inoltre che il settimanale ha trattato argomenti privi di qualsiasi legame con la scena cruda e scioccante mostrata nella fotografia. Il Garante ha stabilito che le foto “hanno leso la dignità della memoria della povera Chiara e dei suoi genitori, che sono rimasti, com’è immaginabile, molto turbati dalla vista di quella immagine del corpo della figlia pubblicata su di una rivista settimanale a larga diffusione”.
Il testo dell’atto, dopo aver inizialmente coperto i nomi di chi ha presentato il ricorso con la sigla XX, li rende poi esplicitamente riconoscibili, individuandoli nei genitori della vittima. Il provvedimento richiama quindi il diritto dei reclamanti, in qualità di genitori, a proteggere la memoria e la dignità della figlia defunta.
L’ammontare della sanzione inflitta non è stato divulgato. Il documento fa però riferimento a un ulteriore provvedimento, nel quale è prevista una multa anche per un canale YouTube non indicato, sulla base degli stessi rilievi.