Il New York Times ha citato in tribunale Brave, sostenendo che il browser abbia copiato materiale tutelato dal copyright e lo abbia poi distribuito a una serie di clienti indicati nominativamente nella causa: Anthropic, Perplexity, Mistral, xAI e Cohere.
Contemporaneamente, Daily News, Chicago Tribune e Orlando Sentinel hanno depositato un ricorso gemello. Le due azioni sono state presentate 2026-11-03, nello stesso giorno e davanti al medesimo giudice federale di Manhattan. Sono due ricorsi separati, ma la coincidenza di tempistica rende difficile pensare a un nesso casuale.
La posizione del New York Times non è nuova: il giornale ha già avuto conti con OpenAI e Perplexity per dispute analoghe. Questa volta, però, l’accusa si sposta sul ruolo attribuito a Brave nella raccolta e nella commercializzazione dei contenuti. Secondo gli avvocati del quotidiano, il motore di ricerca sarebbe insieme un fornitore di contenuti protetti rubati e un distributore che li rivende a terzi per conto delle aziende di AI.
«Gli avvocati del New York Times descrivono Brave come «fornitore, rivenditore e distributore di contenuti protetti rubati» per conto delle aziende di AI.»
«Il bottito del furto avrebbe un indice di oltre 30 miliardi di pagine web, costruito con un crawler non identificato che gli editori non possono bloccare perché non sanno riconoscerlo.»
«La causa riguarda anche una funzione del browser che aggira i paywall e il fatto che Brave blocca gli annunci degli editori mentre vende i propri.»
«Brave sarebbe cresciuta con circa 250 milioni di dollari raccolti secondo i tracker del private market.»
«Brave non ha risposto subito alla richiesta di commento.»
Il New York Times chiede un’ingiunzione e un risarcimento dei danni, ma l’ammontare del risarcimento richiesto non è noto.