La società estone Blackwall, che sviluppa strumenti di sicurezza per il traffico web destinati ai provider di hosting, ha annunciato di martedì 20 ottobre 2026 di aver raccolto 100 milioni di dollari a una valutazione di 2,2 miliardi di dollari. I suoi prodotti servono ai siti web per gestire il volume crescente di traffico generato dai bot, in particolare dagli agenti AI.
Il round di Serie C è stato guidato da AVP, con il contributo degli investitori già presenti nel capitale: Dawn Capital, MMC Ventures e Tera Ventures. “La valutazione è quadruplicata rispetto alla raccolta precedente del 2025”, ha dichiarato Roi Carthy, presidente esecutivo dell’azienda.
Da alcuni anni a questa parte, le aziende che operano nell’infrastruttura web — Cloudflare, Akamai, Imperva e la stessa Blackwall — si trovano in un settore sempre più prezioso ma anche complicato. Sono in prima linea contro gli attacchi DDoS, lo scraping indiscriminato, le fattorie di botnet e le richieste malevole, e oggi anche contro sciami di agenti AI fuori controllo. Al tempo stesso, aiutare hosting provider e siti web a filtrare il traffico indesiderato è diventata un’occasione di business considerevole.
Il modello ‘channel’: vendere tramite i provider
Blackwall non ha però intenzione di misurarsi direttamente con i giganti del settore. Invece di proporre la propria piattaforma ai singoli siti web, adotta un approccio definito “channel”: collabora con provider di hosting, servizi gestiti e cloud per capire le loro esigenze e consegna loro un pacchetto di strumenti personalizzabile. Questi partner possono quindi offrire le soluzioni di sicurezza ai propri clienti con il proprio marchio, mantenendo il controllo del rapporto commerciale.
Il modello genera ricavi per entrambe le parti. “I provider possono combinare i componenti di sicurezza, fissare i prezzi e condividere i ricavi con Blackwall”, ha spiegato Nikita Rozenberg, CEO e cofondatore. All’inizio l’azienda mette a disposizione un piano gratuito che mostra il traffico e le minacce che colpiscono la rete del cliente, mentre la protezione vera e propria e gli strumenti per contrastare le minacce sono a pagamento.
Come si distingue un agente AI legittimo da un bot malevolo
Oltre a servizi come threat intelligence, gestione dei certificati, protezione DDoS e instradamento del traffico, Blackwall analizza il traffico web dei clienti per separare i visitatori reali e gli agenti AI legittimi dai bot malevoli, dagli intrusi e dal traffico di disturbo. “L’azienda usa fingerprinting digitale per identificare il software che invia una richiesta, ad esempio Microsoft Office o Codex”, ha detto Rozenberg, spiegando come questo serva a filtrare i bot. In più, Blackwall impiega modelli AI proprietari sugli endpoint dei clienti per esaminare l’intento e il comportamento delle richieste in arrivo: così distingue un agente inviato da una persona per una richiesta autentica da un bot dannoso.
Guardando agli anni prossimi venturi, Rozenberg individua una grande opportunità nel momento in cui gli agenti AI inizieranno a interagire e a condurre transazioni con i siti web per conto dei loro utenti. Serviranno sistemi in grado di stabilire quali agenti ottengono l’accesso, a quali condizioni e come vengono autorizzati ai pagamenti.
Blackwall non è l’unica a puntare su questo spazio. Cloudflare offre AI Crawl Control, che permette ai proprietari di siti di autorizzare o bloccare i singoli crawler AI, con la possibilità addirittura di farli pagare per l’accesso. Rozenberg sostiene però che il vantaggio di Blackwall è lasciare ai provider di hosting la gestione del traffico AI, senza cedere il rapporto col cliente a un altro fornitore di sicurezza.
Con i nuovi capitali, l’azienda conta di espandere le proprie operazioni in Nord America, Europa, Asia-Pacifico e Medio Oriente, e di sviluppare ulteriori strumenti di sicurezza per provider di hosting, cloud e servizi gestiti.