Mgamerz, sviluppatore di ME3Tweaks e autore di una nuova mod per il multiplayer di Mass Effect 3 nella Legendary Edition, sostiene che l’intelligenza artificiale stia deteriorando il modding. Gli strumenti disponibili sono molto efficaci nel modificare i giochi, ma producono anche una quantità crescente di contenuti spazzatura, difficili da setacciare e dannosi per la qualità complessiva della scena.
Negli ultimi mesi, nella community sono comparse mod nate da mashup sui social e interi lavori di decompilazione affidati a Claude. Secondo Mgamerz, l’IA è ormai onnipresente. Il suo giudizio non riguarda soltanto l’efficacia tecnica: il problema è che l’abbondanza di risultati automatici sta facendo emergere una enorme mole di materiale mediocre.
Il filtro che l’IA sta eliminando
Prima, entrare nei file di un gioco e alterarli richiedeva competenze e tempo. Quella difficoltà svolgeva anche una funzione di selezione naturale. “La difficoltà di fare mod e di avvicinarsi a questo mondo filtrava un sacco di roba di bassa qualità”, spiega Mgamerz. Il paragone che porta riguarda l’eShop di Nintendo Switch: un catalogo pieno di scarti, dove nessuno controlla la qualità e gli utenti devono farsi strada tra contenuti di ogni tipo.
Anche Steam, aggiunge, mostra un quadro simile. “Su Steam il “liquame IA” è diventato preponderante”. Non si tratta, quindi, soltanto di un numero elevato di mod generate automaticamente, ma di un ambiente in cui quelle proposte rischiano di prevalere su progetti costruiti con maggiore attenzione.
Le conseguenze per chi scarica e distribuisce
Usare un prompt per modificare la propria copia di un gioco non coincide con distribuire una mod su piattaforme come Nexus Mods. Qui esiste un ecosistema di mod manager e controlli automatici, pensati per evitare che gli utenti ricevano qualcosa che possa rovinare i giochi. Sono proprio questi sistemi a rendere più gravi le conseguenze di una generazione indiscriminata.
Una mod prodotta dall’IA e non ottimizzata può inoltre appesantire sensibilmente il gioco. Mgamerz fa l’esempio di chi inserisce tutto nei file di avvio: in quel caso, il gioco occupa un gigabyte di memoria in più soltanto per far funzionare una singola mod. Il guasto non riguarda quindi soltanto il funzionamento, ma anche le risorse richieste e l’esperienza di chi gioca.
Il tempo di lavoro e la responsabilità
Alcune importanti community di modding hanno già chiuso i propri siti. La causa sono strumenti capaci di trasformare, in poco tempo e con un paio di prompt, mesi di lavoro altrui in una mod “funzionante”. Il rischio è che questo diventi la norma per chi impara a programmare soltanto con l’IA, senza comprendere ciò che sta facendo.
Chi propone un’idea e si sente rispondere che servirà mezzo anno di lavoro può trovare qualcuno che, con una ventina di dollari, la realizza in un giorno o due. La mod probabilmente funzionerà, ma chi la usa non saprà come. “Chi pubblica codice generato con l’IA spesso scompare dopo due settimane, lasciando agli altri il compito di sistemare la mod”, osserva Mgamerz. A chi vuole dedicarsi al modding senza l’IA, il creatore di ME3Tweaks risponde con una constatazione amara: “Credo che il modding stia un po’ morendo. Se arrivi e dici “voglio farlo senza IA, voglio mettermi alla prova, trovare i limiti e superarli”, devi più o meno lavorare in segreto”.
L’uso personale e la condivisione
Mgamerz non demonizza il fenomeno. “Una mod generata dall’IA e destinata all’uso personale non presenta problemi”. La criticità emerge quando il lavoro viene condiviso senza considerare l’interazione con altri software: “Quando una mod generata dall’IA viene condivisa senza considerare l’interazione con altri software, diventa il problema di tutti”. In quel caso, la responsabilità non resta confinedata a chi ha lanciato il prompt, perché gli effetti ricadono su chi scarica e installa il contenuto.