Tre classici per PlayStation 1 sono tornati nell’attenzione dei giocatori, ma la loro godibilità appare oggi fortemente ridotta. Le opere più rappresentative della prima generazione Sony presentano limiti evidenti nel gameplay e nella qualità grafica, soprattutto rispetto a produzioni come Super Mario per SNES. Chi sostiene che tutti i videogiochi di quell’epoca restino perfettamente divertenti senza riserve sta ignorando aspetti centrali dell’esperienza di gioco.
La prima tappa riguarda Lara Croft, protagonista del Tomb Raider uscito nel 1996. Il titolo ha assunto un ruolo di primo piano nella storia videoludica, eppure oggi i suoi comandi risultano lenti, macchinosi e difficili da gestire. Anche ignorando il comparto tecnico ormai superato, questa lentezza rende l’avventura praticamente impossibile da controllare. A febbraio 2027 è atteso un remake che dovrebbe intervenire proprio su questi aspetti.
Anche Resident Evil, sviluppato da Capcom, appartiene a quella fascia di giochi che il tempo ha reso meno accessibili. Jill e Chris avanzano e indietreggiano senza seguire l’angolazione della telecamera, un comportamento che rende gli spostamenti scomodi. La gestione della visuale crea difficulties ancora maggiori durante i combattimenti, dove il giocatore fatica a orientare i personaggi e reagire in modo immediato.
Dino Crisis conserva una proposta che, sulla carta, appare molto attraente: ambientare un’esperienza survival horror su un’isola segreta per la ricerca. Qui un progetto governativo fallito ha provocato l’infestazione dell’ambiente da dinosauri. Il risultato è un Resident Evil con i dinosauri, arricchito da una massiccia dose di Quick Time Event. Proprio questi ultimi, insieme alla struttura dei controlli, rendono il gioco oggi praticamente ingiocabile.