Il New Glenn non tornerà a volare prima di gennaio 2027. Questa è la nuova indicazione contenuta in una comunicazione interna di Blue Origin, letta dal Financial Times, che modifica il programma di ritorno al volo del razzo. Il ritardo deriva dai problemi della base di lancio LC-36A della Cape Canaveral Space Force Station: le cattive condizioni meteorologiche in Florida ne hanno rallentato la riparazione e le recenti inondazioni nella regione sono destinate a ostacolare ulteriormente i lavori.
Il razzo era esploso a fine maggio durante un test hotfire preliminare al lancio di 48 satelliti della costellazione Amazon Leo. L’origine del guasto è stata attribuita a una valvola difettosa. In precedenza, il CEO di Blue Origin Dave Limp aveva comunicato che il ripristino della base sarebbe stato completato entro fine 2026; Jeff Bezos aveva confermato quella scadenza durante un’intervista a Fox News. Il nuovo calendario ha quindi spostato il ritorno operativo del vettore oltre quella previsione.
Le missioni rinviate e il rapporto con Artemis III
Le missioni previsti con il New Glenn sono state posticipate. La prima riguarda il Blue Ring, veicolo spaziale destinato al lancio, e il lander lunare Blue Moon MK1 (Endurance). Per il ritardo, “Il ritardo potrebbe avere conseguenze per la missione Artemis III.” La missione è attualmente prevista nel primo trimestre 2027, quindi un ulteriori slittamento potrebbe coinvolgere il suo programma.
Il razzo dovrà inoltre collocare in orbita il prototipo del lander Blue Moon MK2, impiegato per verificare il docking con la navicella Orion. Questa attività potrà partire soltanto al termine della riparazione di LC-36A, mentre la nuova base di lancio LC-36B rimane in costruzione. I 48 satelliti Amazon Leo non dipenderanno interamente dal New Glenn: sono previsti anche lanci con i razzi Ariane 6 di Arianespace e Falcon 9 di SpaceX.
GS3 e Northstar: lo sviluppo del razzo continua
Blue Origin ha annunciato il terzo stadio GS3, progettato per trasportare carichi, inclusi satelliti, fino all’orbita geostazionaria. “Il terzo stadio GS3 potrebbe essere utilizzato anche per le missioni lunari.” Il propulsore che lo alimenta è il motore BE-7, a idrogeno e ossigeno liquidi.
L’azienda ha presentato anche il nuovo motore Northstar, destinato al primo stadio. Si tratta di una versione più potente del BE-4 e utilizza metano e ossigeno liquidi come propellenti. Lo sviluppo dei due componenti prosegue mentre il ripristino degli impianti della base procede tra difficoltà meteorologiche e alluvioni.