Canva ha smesso di dipendere dai modelli altrui per generare immagini: ha costruito il suo. Il risultato si chiama Canva Craft, un generatore sviluppato internamente che segue un approccio diverso dalla concorrenza. Invece di nutrirlo con enormi raccolte di fotografie, l’azienda australiana l’ha addestrato su template di design creati da esseri umani.
Come lavora Craft
Il funzionamento avviene in due fasi distinte. Nella prima, il modello analizza il prompt dell’utente e ne ricava un vero piano di composizione: stabilisce dove collocare ciascun elemento rispetto agli altri, quali dimensioni assegnare, cosa deve emergere in primo piano e cosa può finire sullo sfondo. Il piano include anche le direttive per il testo, che rappresenta da sempre il punto debole dei sistemi di generazione.
Nella seconda fase viene prodotta l’immagine finale, con una risoluzione che arriva fino a 2K e la possibilità di scegliere tra 30 proporzioni diverse. Un vantaggio concreto: non serve più ritagliare manualmente un post per Instagram per adattarlo a una copertina o a una slide.
“Secondo Canva, il metodo offre oggetti con dettagli credibili, scritte leggibili e ritocchi precisi senza alterare il resto dell’immagine”. È quest’ultimo punto a fare la differenza rispetto ai rivali: intervenire su un dettaglio senza stravolgere l’intera immagine è una capacità che i concorrenti non hanno ancora padroneggiato.
Perché ha senso un modello proprietario
La scelta di addestrare Craft sulla libreria di template aziendale — poster, post social, presentazioni, infografiche, menù, layout tipografici — non è casuale. Le immagini prodotte dal modello possono infatti essere trasformate in design a livelli tramite Canva Magic, il convertitore da immagine a progetto dell’azienda. Fino a poco tempo fa un’immagine generata restava un blocco unico e immodificabile; ora diventa un tavolo di lavoro con componenti separabili. L’anno scorso Canva aveva già presentato un modello in grado di interpretare i design e i loro livelli, e Craft ne è il parente stretto.
Le motivazioni economiche pesano quanto quelle tecniche. Fino a oggi Canva ha generato immagini attingendo a una rosa di modelli esterni, e ogni chiamata a un’API di terzi ha un costo che si accumula. Un modello proprietario dovrebbe ridurre la bolletta e dare pieno controllo su qualità e velocità. Allo sviluppo ha contribuito anche Leonardo.ai, la piattaforma di generazione acquisita da Canva nel 2024, i cui ricercatori hanno lavorato al progetto. Sono inoltre in preparazione due varianti più economiche, Craft-fast e Craft-ultrafast, attese a breve.
Disponibilità e contesto finanziario
Craft è già accessibile a tutti gli utenti della piattaforma dalla scheda Dream Lab. Il piano prevede anche l’arrivo tramite le API di Canva e l’integrazione della generazione di immagini in chatbot esterni come ChatGPT e Gemini, attraverso l’MCP di Canva.
La mossa arriva in un momento delicato per i conti dell’azienda. L’anno scorso Canva era in rotta verso i 4 miliardi di dollari di ricavi, ma ha poi ridotto le previsioni di crescita per il 2026. “Secondo analisti esterni, la valutazione di Canva sarebbe scesa da 42 a 35 miliardi”. In questo quadro, la spinta verso un generatore di immagini proprietario appare una risposta naturale.