Chi segue da vicino il genere racing avrà probabilmente già incrociato il nome di Gear.Club Unlimited, una serie di corse che ha cercato di ritagliarsi uno spazio in un mercato affollato di colossi come Gran Turismo, Forza Motorsport, il suo spin-off Horizon e Assetto Corsa, senza contare gli arcade puri sul modello di Mario Kart. Le radici del franchise sono però ben più umili: il progetto nasce come «espansione» di un gioco pensato inizialmente per i dispositivi mobili e trova poi la propria dimensione su Nintendo Switch, piattaforma sulla quale arriva anche il secondo episodio, in un periodo — tra il 2018 e qualche anno fa — in cui la concorrenza nel genere era decisamente meno feroce.
Il terzo capitolo, Gear.Club Unlimited 3, è arrivato l’8 ottobre su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, dopo il debutto su Switch 2 del 19 febbraio 2026. L’obiettivo è consolidare un percorso già intrapreso e valorizzare un’identità che, giunta alla terza iterazione, risulta finalmente riconoscibile almeno presso il pubblico degli appassionati. Per farlo punta su un pacchetto di novità — piste inedite, una modalità carriera più robusta, possibilità di gioco inedite — che però, come anticipa la recensione, «raggiungono il risultato in modo altalenante, con ampi margini di miglioramento».
Una carriera con un’identità precisa
Al netto di un fotorealismo ormai irrinunciabile per qualunque gioco di corse che non si dichiari apertamente arcade, Gear.Club Unlimited 3 lavora sulla costruzione di un’identità netta, in continuità con i primi due capitoli — che comunque non rappresentano un prerequisito per godersi il prodotto. Il punto è che qui non si «guida e basta» senza uno scopo: esiste una narrazione di fondo che fa da collante e che prova a costruire un immaginario attorno al Gear.Club.
Nella finzione della carriera, la società ha ormai conquistato un prestigio internazionale. Dopo le gare in Italia e in Francia, protagoniste dei primi due episodi, con il terzo capitolo è pronta a debuttare in Estremo Oriente: l’ambientazione scelta è per così dire esotica, a metà tra il Giappone dell’immaginario collettivo — prati verdi a perdita d’occhio e fiori di ciliegio — e un contesto underground più cupo, sporco, spigoloso e «cattivo». Il protagonista, chiamato Esordiente, ha il compito di aprire la nuova filiale nel Paese del Sol Levante: parte dall’acquisto della vettura iniziale, con cui farsi notare nelle prime gare locali, fino ad arrivare alla fondazione di un club con un business indipendente rispetto alla casa madre.
Sulla carriera, di fatto la «storia», il gioco investe praticamente tutto il cuore della propria offerta: si parla di oltre venti ore di eventi e intermezzi che raccontano i progressi dell’Esordiente, tra sfide, amicizie e qualche momentaneo «tradimento». L’impostazione funziona e tiene viva la curiosità verso ciò che accadrà dopo la gara successiva. Il problema è che, nonostante la localizzazione in italiano, non esiste alcun doppiaggio: la storia procede soltanto attraverso sagome bidimensionali dei personaggi principali, con lunghe righe di testo da leggere, a volte di contenuto piuttosto banale e, alla lunga, purtroppo anche ripetitivo.
Gameplay ibrido e una quarantina di vetture
Per quanto possa sfuggire nelle prime sessioni, ogni titolo automobilistico possiede un’identità che lo distingue dagli altri sul mercato, e Gear.Club Unlimited 3 non fa eccezione. La carriera non è l’unico tratto distintivo: si aggiungono una precisa filosofia di gameplay e l’attenzione per i marchi storici del settore. Nessuna delle due caratteristiche tocca vette eccelse, come si vedrà, ma entrambe garantiscono riconoscibilità, oltre a essere apprezzabili.
Lo stile di guida standard ne è la prova: il gioco non è un simulatore puro né un arcade puro, ma un ibrido che occupa esattamente la posizione centrale tra i due estremi. Dove alcuni vedrebbero un limite, la recensione individua invece un pregio: «L’ibrido tra simulatore e arcade costituisce uno dei punti di forza del gioco». Il titolo è tecnico il giusto, senza però scoraggiare chi arriva per la prima volta; e quando la simulazione smette di divertire — perché troppo orientata al perfezionismo e a esecuzioni maniacali delle manovre — subentrano le modalità più spensierate, persino «confusionarie», pensate per ridestare l’attenzione.
La curva di apprendimento si dimostra abbastanza generosa. È vero che Gear.Club Unlimited 3 butta il giocatore subito in pista al volante della propria vettura, ed è vero che non esiste alcun tutorial esplicito, eppure si capisce in fretta cosa fare e come: calcolare i tempi di frenata in curva, sorpassare senza urti, accelerare nei rettilinei cambiando marce al volo — con la possibilità, per chi lo preferisce, di delegare gran parte di queste operazioni alle modalità assistite. Il risultato pratico è che le prime due partite servono a imparare a controllare il mezzo, poi si comincia a vincere, padroneggiando il gioco proprio nel punto in cui la simulazione cede il passo alla componente arcade.
Discorso analogo per il parco auto: una quarantina di vetture non regge il confronto numerico con altri titoli, ma il parere della recensione è netto: «La quarantina di vetture presenti basta per chi non cerca un calderone di duecento e più macchine». I nomi storici ci sono tutti, così come le opzioni di personalizzazione: solo nella prima ora di gioco sono stati guidati esemplari storici di Subaru, Dodge, Nissan e Alfa Romeo, avvistandone altri resi accessibili solo in un secondo momento, come ricompense o tramite l’acquisto con i crediti sbloccati giocando. Mancano, va detto, i modelli più recenti dei marchi storici, probabilmente per questioni di licenze o perché destinati a un secondo tempo — anche il primo Gear.Club Unlimited ricevette in passato espansioni corpose.
Correre in Giappone, anche in autostrada
Se filosofia di gioco e cura per le automobili restano in linea con il passato per quantità e qualità, merita più attenzione l’elemento di maggiore novità rispetto ai capitoli precedenti: l’ambientazione. Gear.Club Unlimited 3 passa con convinzione dalla Francia al Giappone, conservando solo un numero minimo di tracciati della Francia meridionale e puntando molto più sul Paese del Sol Levante.
Il cambio di scenario è avvenuto senza grandi traumi e nella maggior parte dei casi le nuove piste sono abbastanza variegate, anche se non ci sono motivi per entusiasmarsi per la cura di fondali ed elementi ambientali: l’attenzione resta riservata in via esclusiva alle vetture, che a volte spiccano nettamente, sul piano qualitativo, rispetto a tutto il resto della scena.
Le novità legate al Giappone riguardano anche le modalità di gioco: oltre al nuovo contesto, infatti, diventa possibile sfidare i rivali nipponici in testa a testa in autostrada (da non provare a casa o nella propria città) in una modalità puramente arcade che richiama da vicino alcuni capitoli di Need for Speed. Nei «Duelli» — così si chiamano queste sfide — le regole sono semplici: si corre su tratti di strada normalmente frequentati dal resto della popolazione, quindi tra camion e vetture «normali», cercando di non provocare incidenti di alcun tipo.