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Warhammer 40.000: Boltgun 2, la recensione: lo sparatutto retrò supera il primo capitolo in quasi tutto

Redazione
Last updated: 21 Ottobre 2026 8:41
Redazione
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6 Min Read
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Warhammer 40.000: Boltgun 2 costruisce sul fondamento lasciato dal predecessore un seguito che alza l’asticella quasi ovunque: accanto all’inarrestabile Malum Caedo arriva l’agile e letale Nyra Veyrath, mentre la campagna si fa più ricca e densa, e spariscono i rallentamenti legati alla caccia della strada giusta da percorrere.

Contents
Gameplay immediato, doppio protagonistaContenuti e tecnicaPro e contro

La narrazione non fa passi avanti: resta volutamente minimale, sbrigativa, quasi un contorno rispetto al gameplay. Non è un difetto: i brevi intermezzi presentano una nuova missione di purificazione, che si può affrontare impersonando l’uno o l’altro dei due eroi, con identica furia ma con arsenali e poteri del tutto distinti.

Gameplay immediato, doppio protagonista

Il primo Boltgun era stato definito da Multiplayer.it “un piacevolissimo omaggio agli sparatutto in prima persona degli anni ’90”, e questo seguito si propone subito di dimostrare che la ricetta fatta di scontri e interruttori conserva ancora molto divertimento per chi la ama e, in fondo, non richiede complicazioni.

In questa direzione va l’aggiunta di una mappa e, soprattutto, di un pratico indicatore che segnala in ogni momento quale direzione prendere: un supporto assente nel primo capitolo, dove i livelli più labirintici generavano fastidiose attese. Un inciampo che strideva con la natura di un gioco concepito per consegnare una sequenza incalzante di battaglie sempre più toste.

La vera novità è però la coppia di protagonisti: all’Ultramarine si affianca la Sorella Guerriera Nyra Veyrath, e all’avvio occorre decidere a chi affidarsi. Il personaggio non è più modificabile in seguito, una scelta pensata per la rigiocabilità di una campagna che stavolta prevede bivi e missioni opzionali.

Malum brandisce Boltgun, Shotgun, Plasma Rifle e Rocket Launcher, con la Chainsword per il corpo a corpo; Nyra dispone di Bolt Pistol, Condemnor Crossbow, Flamethrower e Heavy Flamer, con la Power Sword per gli attacchi melee. Le capacità dell’Ultramarine comprendono una carica dirompente e il lancio di granate, mentre la Battle Sister può eseguire una scivolata altrettanto pericolosa e piazzare una bomba.

Tipo di arma, potenza, precisione e soprattutto cadenza di tiro separano nettamente i due kit, che traducono in approcci di gioco opposti: l’eroe originale avanza spavaldo, a viso aperto, puntando sull’affidabilità di bocche da fuoco a azionamento continuo, mentre la Sorella Guerriera spinge lo stile run & gun all’estremo, saettando da un capo all’altro della mappa e chiudendo i colpi con precisione.

Il sequel non si accontenta del doppio impianto: lavora anche sul design delle ambientazioni per moltiplicare le opzioni offensive. Ci sono i classici barili esplosivi, le lastre di ghiaccio da colpire per scaraventare gli avversari nel baratro e i carichi da far rovinare addosso a interi gruppi di nemici: segnali di una cura concreta per la varietà. Un neo: i movimenti risultano un po’ scivolosi, soprattutto nei passaggi che esigono salti millimetrici.

Contenuti e tecnica

Oltre al nuovo personaggio, la campagna cresce: trentatré missioni contro le ventiquattro del primo capitolo. Ramificazioni e livelli opzionali significano però che in una singola partita si percorre soltanto due terzi dell’intero itinerario.

Per vedere tutto serve quindi un secondo giro, magari cambiando protagonista e/o alzando il grado di difficoltà: di fatto la longevità raddoppia, passando dalle circa otto ore di una run alle quindici o sedici necessarie per completare anche il secondo passaggio.

Il percorso è stato reso più vario anche grazie a livelli che si discostano dal design ricorrente dell’originale: restano le monumentali architetture in pietra tipiche dell’immaginario di Warhammer 40.000, ma compaiono pure foreste di alberi mastodontici, corridoi con pareti di metallo, fornaci, laghi di acido e torri che si sviluppano in verticale.

Si sono moltiplicati pure gli avversari, con numerose tipologie inedite, e gli sviluppatori hanno spinto sulle peculiarità visive della serie: il gioco gira rigorosamente a 60 fps e mostra personaggi e scenari in una pixel art che richiama il finto 3D del classico DOOM. Forte l’impronta anche sul fronte sonoro, dove torna il contributo di Mick Gordon.

Warhammer 40.000: Boltgun 2 è un sequel brillante, che migliora l’esperienza del primo capitolo sotto quasi ogni aspetto, raddoppiando i personaggi giocabili e ampliando la rigiocabilità. I tempi morti sono stati eliminati e il ritmo non si ferma mai, catapultando da uno scontro all’altro mentre la Spada a Catena continua a dissetarsi con il sangue degli impuri.

Pro e contro

Due personaggi giocabili molto diversi fra loro; una campagna più ricca, che va giocata due volte per essere vista tutta; azione pura e frenetica, stavolta con zero tempi morti. Contro: movimenti un po’ scivolosi quando serve precisione e una formula che porta addosso i suoi anni e i suoi limiti.

TAGGED:Auroch DigitalBoltgun 2FPS retròrecensionivideogiochiWarhammer 40.000
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