Un robot con sembianze umane potrebbe entrare nei piani di OpenAI, affiancando ipotesi come uno smart speaker e un possibile smartphone agentico. A svelarlo è stato il numero uno dell’azienda, ospite davanti alle telecamere di Sources Podcast.
Interpellato direttamente sulla possibilità che la società dia vita a un automa di questo tipo, Sam Altman non ha lasciato spazio a equivoci, rispondendo in modo netto: “Lo faremo”. Il passaggio chiave della conversazione si trova al minuto 58:22 dell’episodio.
Perché un umanoide
La scelta di una macchina a immagine dell’uomo appare, secondo la visione di Altman, pienamente sensata: il mondo che ci circonda è concepito in larga misura per gli esseri umani. Il ragionamento abbraccia ogni cosa, dagli edifici alle interfacce, passando per l’organizzazione degli spazi in cui viviamo.
Il cervello prima del corpo
Sul fronte tecnico, il CEO ha qualificato il form factor come un aspetto non prioritario, quasi secondario: il cuore del progetto è il cervello e il suo funzionamento, ambito in cui entrerà in gioco l’intelligenza artificiale. Sul piano concreto, esistono già modelli capaci di osservare e interpretare ciò che accade nel mondo reale, generando risposte o agendo di conseguenza.
Prima dimostrazione entro il 2027
Poco più di un mese fa, sempre Altman aveva dichiarato a Fortune che OpenAI mostrerà una demo delle proprie capacità in questo ambito già entro il prossimo anno. Nelle sue parole: “Credo che nel 2027 avremo una dimostrazione interessante, una dimostrazione davvero notevole. Non penso che vedremo robot camminare per le strade prima di qualche anno ancora, ma avremo qualcosa di impressionante”. Resta comunque ancora distante un eventuale debutto commerciale su larga scala.
L’episodio del podcast, che supera l’ora di durata, affronta anche altri temi delicati legati all’AI: la volontà di rallentare lo sviluppo della tecnologia, i rischi associati che secondo il CEO dovremmo accettare, la necessità di regolamentare il settore e il possibile scoppio della bolla.