Un ingegnere di OpenAI è finato in manette e ora risponde all’accusa di aver impiegato, o quantomeno tentato di impiegare, un’apparecchiatura di registrazione audio per carpire comunicazioni aziendali riservate. La notizia arriva dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Secondo quanto contestato all’uomo, egli si sarebbe avvalso pure di un chatbot e avrebbe occultato il congegno dentro la carta igienica.
Approfondisci: OpenAI trova una microspia in ufficio: arrestato un ex dipendente
Nel ricostruire la vicenda sulla base della denuncia, il direttore dell’FBI Kash Patel ha riferito che Abdulrahman Alfozan, cittadino saudita, avrebbe “occultato un dispositivo di registrazione nella sala conferenze dei dirigenti del suo datore di lavoro per catturare di nascosto comunicazioni sensibili sulla tecnologia di superintelligenza dell’azienda”. Il vocabolo “superintelligenza” è quello scelto dall’amministrazione americana a scopo propagandistico per riferirsi all’intelligenza artificiale: il presidente Trump ha annunciato il mese scorso che tale espressione sostituirà “intelligenza artificiale” “in qualsiasi contesto applicabile”. Patel ha poi sottolineato che “proteggere l’innovazione americana nel campo della superintelligenza è essenziale per salvaguardare la forza economica e la sicurezza nazionale del Paese”, precisando che per l’FBI questa missione figura tra le priorità più alte del lavoro di controspionaggio.
Cosa emerge dalla denuncia
Dai documenti dell’accusa si apprende che Alfozan ricopriva il ruolo di ingegnere in OpenAI dal luglio 2025. Verso la fine del mese scorso l’azienda ha rinvenuto, collegato al televisore di una sala riunioni, un dispositivo di registrazione audio USB. Come indicato dal Dipartimento di Giustizia, il congegno operava da un paio di giorni e risultava “nascosto nella carta igienica”.
La denuncia fa inoltre emergere che l’account chatbot della moglie dell’indagato avrebbe formulato richieste quali “costruire un registratore audio”, “migliorare l’audio e l’ascolto in tempo reale” e “cifrare la scheda SD”. Compaiono pure domande che riguardano esattamente il modello di apparecchio poi ritrovato. Non è specificato se l’account fosse su ChatGPT o su un servizio differente.
Una sala per riunioni delicate
La stanza coinvolta, stando agli atti, non era una sala qualunque. Il Dipartimento di Giustizia rileva che gli incontri che vi si svolgevano toccavano “frequentemente informazioni tecniche, commerciali e strategiche altamente riservate, tra cui ricerche proprietarie, piani di prodotto e opportunità di sviluppo commerciale, oltre a informazioni non pubbliche sui progressi tecnici di OpenAI, sulle sue decisioni strategiche, sulle capacità, sulle priorità, sui rapporti con le istituzioni governative e sulle relazioni commerciali”.
Il fascicolo è seguito con interesse da vari vertici istituzionali. Il direttore dell’intelligence nazionale, Jay Clayton, ha affermato che “questa grave situazione evidenzia perché vincere la corsa globale alla superintelligenza sia una prerogativa di sicurezza nazionale”, aggiungendo che “la comunità di intelligence resta impegnata a proteggere dalle minacce straniere la proprietà intellettuale all’avanguardia dell’America”.
Condivide l’impostazione anche il procuratore federale del Distretto Settentrionale della California, Craig H. Missakian: “Per noi è una questione di sicurezza nazionale. Questo arresto mette in evidenza il nostro impegno incessante, in collaborazione con l’FBI, per individuare e perseguire chi cerca di rubare la nostra tecnologia, come sostenuto nella denuncia.” Va infine ricordato che, allo stato attuale, si tratta di accuse contenute in una denuncia: non costituiscono fatti accertati in sede giudiziaria.