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Videogiochi

Videogiochi e Divina Commedia: un connubio davvero riuscito?

Redazione
Last updated: 17 Ottobre 2026 8:59
Redazione
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8 Min Read
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Accostare i videogiochi alla letteratura classica è un’operazione che non viene naturale a tutti. Sono due mondi che procedono spesso su binari separati, con linguaggi e pubblici differenti, e che per lo più si incontrano soltanto sui banchi di scuola. Ed è proprio l’ambiente scolastico, di rado capace di rendere appassionanti certi argomenti, a segnare il primo contatto della maggior parte delle persone con i grandi classici. Per non parlare della naturale resistenza degli studenti verso qualunque materia venga spiegata in classe. Con la crescita, poi, capita spesso — magari troppo tardi — di scoprire un’autentica passione per discipline come la fisica o, per l’appunto, la letteratura.

Contents
Dante’s Inferno, il caso più celebreIl Dante’s Inferno del 1986The Alighieri Circle: Dante’s BloodlineUn potenziale ancora poco sfruttato

Pubblicato per la prima volta nel 1321, la Divina Commedia resta uno dei poemi più significativi di sempre. È un’opera capace di superare la propria epoca, narrando il viaggio di Dante Alighieri attraverso il magico impiego delle terzine, il tutto immerso in un contesto fantastico che, usando un’espressione cara ai giocatori di oggi, costruisce un world building stratificato e pieno di carisma. E se l’intero poema è un capolavoro, è innegabile che il fascino più grande lo eserciti l’Inferno, la prima delle tre cantiche che, insieme a Purgatorio e Paradiso, formano il capolavoro del poeta fiorentino. Un appeal che nel corso del tempo ha attraversato anche altri linguaggi e forme espressive.

Da appassionati del medium videoludico, ci siamo chiesti quanto i giochi abbiano realmente attinto dalla Divina Commedia. Il successo di Dante’s Inferno è davvero l’unico degno di memoria? Qualche altro studio ha provato a attingere dal viaggio di Dante per creare qualcosa di interessante? La risposta è sì, e basta una piccola ricerca per scoprire che il team di Visceral Games non è stato il solo a tradurre in forma di gioco l’inferno del Sommo Poeta. Anche se, va ammesso, il risultato complessivo non è quello che ci aspettavamo.

Dante’s Inferno, il caso più celebre

Conosciuto ormai da tutti, Dante’s Inferno meritava di essere trattato per primo, così da potersi poi dedicare al resto del panorama. Sviluppato da Visceral Games e pubblicato da Electronic Arts nel 2010, è un gioco che ha lasciato una traccia profonda in moltissimi giocatori. Un risultato notevole se si considera che si tratta di un’opera dalla struttura piuttosto elementare, che prende a modello i primi capitoli di God of War. A compensare la quasi totale mancanza di originalità nel gameplay ci ha pensato però un comparto estetico di grande livello, capace di rendere immediatamente riconoscibili i personaggi e le creature dei vari gironi infernali.

Il gioco è pieno di rimandi al poema di Dante Alighieri, benché ogni elemento sia stato stravolto e calibrato sul tono del titolo diretto da Jonathan Knight e Stephen Barry. E in fondo, non è forse legittimo? All’epoca non mancarono le critiche per le libertà artistiche e narrative prese dal team americano, quasi che qualcuno avesse profanato un testo sacro. Visceral Games svolse invece un lavoro di adattamento di qualità: prese situazioni, luoghi e figure dalla prima cantica, smontò il tutto e lo ricompose con una generosa dose di follia action.

Nonostante “Dante’s Inferno ha vendite di poco superiori al milione di copie”, il gioco si è guadagnato negli anni un posto nell’affetto dei giocatori di mezzo mondo. In molti lo ricordano con piacere e reclamano a gran voce le cantiche successive. “La trasposizione del Purgatorio e del Paradiso era prevista ma venne cancellata per le scarse vendite del primo capitolo”. Il fascino dell’opera si è comunque propagato su altri media: ne sono derivati un film d’animazione e una serie a fumetti in sei parti scritta da Christos Gage e disegnata da Diego Latorre. Niente di memorabile, ma sufficiente a placare in parte la fame di contenuti legati a questa proprietà intellettuale.

Il Dante’s Inferno del 1986

Quando si parla di Divina Commedia videoludica, Dante’s Inferno di Visceral è il primo titolo che affiora alla mente. Ma esiste un altro gioco con lo stesso nome, molto più datato e quasi sconosciuto: il Dante’s Inferno del 1986, realizzato da Denton Designs per Commodore 64. Si tratta di un’avventura dinamica contraddistinta da un inventario limitato e da una difficoltà elevata: questo Dante dispone di una sola vita e di un tempo ristretto per giungere al cospetto di Lucifero, il che rende l’azione particolarmente tesa in alcuni frangenti.

The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline

Se Dante’s Inferno rappresenta il passato, The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline rappresenta il presente della Divina Commedia nei videogiochi. Realizzato da ONE-O-ONE GAMES, è un titolo fortemente narrativo in prima persona, che punta su atmosfere cupe e enigmi ben congegnati, cercando al contempo di costruire una trama ispirata al poema senza però ripercorrerla passo per passo. Anzi. Il gioco del team italiano parte da una premessa intrigante: Gabriele Alighieri, ultimo erede di Dante, è l’unico in grado di chiudere la porta che collega la nostra realtà all’inferno, una porta che si apre ogni 33 anni. Una missione che lo obbliga non soltanto a combattere le forze del male, ma anche a fare i conti con il proprio passato.

The Alighieri Circle: Dante’s Bloodline riesce nell’impresa difficile di dare forma a un inferno che è insieme classico e contemporaneo. Avanzando nell’avventura si percepisce chiaramente l’ispirazione tratta dalla Divina Commedia, così come la scelta di non seguire pedissequamente le soluzioni estetiche descritte dal Sommo Poeta. Il risultato è un thriller psicologico che tiene incollati allo schermo dall’inizio alla fine e che abbraccia pienamente il concetto di “eredità”: un tema a cui gli sviluppatori hanno mostrato di tenere sia attraverso la ricerca storica condotta sul poema, sia tramite le tematiche intrecciate direttamente nell’avventura.

Un potenziale ancora poco sfruttato

Quando ci siamo messi a cercare le trasposizioni videoludiche della Divina Commedia, ci aspettavamo una lista lunghissima. Dopotutto parliamo di una delle opere letterarie più celebri di sempre, con un potenziale in larga misura ancora inesplorato. La realtà è un’altra: i titoli capaci di tradurre in gioco l’universo plasmato da Dante Alighieri sono davvero pochi. Alcuni usano il nome del poema come esca promozionale, altri fanno l’esatto contrario e eliminano ogni riferimento dal titolo e dalla comunicazione.

È il caso di 33 Immortals, sviluppato da Thunder Lotus Games e uscito — dopo circa 12 mesi di Accesso Anticipato — nel giugno di quest’anno. È un action con visuale isometrica e struttura roguelite in cui 33 giocatori collaborano per affrontare nientemeno che il Dio che ha bandito le anime dei numerosi protagonisti. I richiami alla Divina Commedia abbondano: dalla “Foresta Oscura” che apre il gioco fino alla presenza di Dante, Beatrice e Virgilio come veri e propri personaggi di supporto.

TAGGED:33 ImmortalsDante's InfernoDivina CommediaElectronic ArtsThe Alighieri CircleVisceral Games
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