Il Patch Tuesday di ottobre 2026 ha portato Microsoft a stabilire un primato senza precedenti: 1.413 vulnerabilità corrette in un solo ciclo di aggiornamenti, che hanno interessato l’intera gamma di software dell’azienda di Redmond, Windows 11 compreso. “Microsoft ha corretto oltre 1.400 vulnerabilità, superando il precedente record di settembre grazie all’uso dell’intelligenza artificiale”. Per venire incontro agli amministratori IT, le correzioni sono state organizzate in “coorti di rischio”, cioè insiemi di falle accomunate da caratteristiche simili.
Il balzo rispetto a settembre è consistente: oltre 400 vulnerabilità in più rispetto al mese precedente, quando erano state 999. Il totale di ottobre supera da solo l’intero anno 2020, chiuso a quota 1.261. Delle 1.413 falle sistemate, 1.102 riguardano Windows. Sommando i dati da gennaio a ottobre 2026, Microsoft ha corretto oltre 4.000 vulnerabilità.
L’AI accelera la caccia alle falle
Il motore di questa crescita è l’infrastruttura MDASH (Multi-Model Agentic Scanning Harness), adottata da giugno per analizzare il codice con più di 100 agenti AI specializzati. Il sistema ha reso più rapida l’individuazione delle vulnerabilità e ha permesso di produrre il codice per un numero superiore di patch. La curva è schizzata a luglio, con 663 vulnerabilità corrette, poi è scesa leggermente ad agosto (457) e ha ripreso a salire a settembre (999), fino al record di ottobre.
Rimane poco chiaro se Microsoft abbia rafforzato il team incaricato di validare le patch prima del rilascio pubblico. “Lasciare tutto nelle mani dell’AI rappresenta un rischio eccessivo. L’installazione delle patch potrebbe causare danni economici alle aziende”.
Coorti di rischio e zero-day di ottobre
Le coorti di rischio nascono per aiutare gli amministratori IT a capire quali vulnerabilità meritano attenzione prioritaria e in quale ordine installare le correzioni. Il criterio adottato da Microsoft è il raggruppamento per componenti colpiti: filesystem, grafica, kernel e altri elementi del sistema.
In testa alla lista delle priorità vanno ovviamente le zero-day già sfruttate in attacchi reali. A ottobre ce n’è una sola: CVE-2026-96951, che risiede nella Windows Shell e consente di aggirare la protezione Mark of the Web (MOTW) attraverso un file infetto, scaricato da un sito oppure ricevuto come allegato di email.