RAM e prezzi cari affossano il mercato dei computer
Il cosiddetto RAMageddon ha ormai effetti certificati sui numeri del comparto. “Le spedizioni di PC sono diminuite del 20,1% nel terzo trimestre 2026 a causa delle difficoltà di approvvigionamento e dell’aumento dei prezzi”: è questo il verdetto di IDC, che quantifica in circa 62,7 milioni le macchine spedite nel periodo, con un calo del 20,1% rispetto allo stesso trimestre del 2025.
La flessione è molto più marcata di quella osservata nel trimestre precedente: il secondo trimestre 2026 si era chiuso con un -3,8%, un dato che oggi appare quasi contenuto. Le cause della crisi sono note da tempo: i principali produttori di DRAM e NAND flash hanno spostato le proprie priorità verso le HBM, le memorie destinate ai data center AI, dove i margini sono decisamente più elevati rispetto al mercato consumer.
Scorte piene e domanda in caduta libera
Un elemento ha aggravato la situazione. Secondo IDC, i venditori hanno accumulato scorte consistenti all’inizio dell’anno, in previsione del rincaro dei componenti. Risultato: la domanda di PC nuovi è crollata e ora i canali devono svuotare i magazzini. Per gli acquirenti potrebbero quindi aprirsi alcune finestre promozionali, ma i prezzi resteranno comunque sopra i livelli del 2025.
Le prospettive non sono incoraggianti. La società di analisi ritiene che nei prossimi mesi cambierà poco o nulla, con il rischio concreto di un ulteriore peggioramento. “Secondo Micron e Samsung, la scarsa disponibilità di RAM e SSD proseguirà fino al 2028”: una previsione che lascia presagire un lungo periodo di componenti introvabili o venduti a tariffe elevate.
Tutti i Top 5 in calo, HP fa peggio di tutti
Nessuno dei grandi produttori è riuscito a evitare il segno meno. Lenovo mantiene il primo posto mondiale ma ha spedito soltanto 14,9 milioni di PC, con una flessione del 22,6%. Il risultato più pesante nella classifica dei Top 5 arriva però da HP: -30,9%, pari a 10,3 milioni di unità consegnate.
Alle spalle delle due colossi si collocano Dell con un -25%, Apple con -11,3% e ASUS con -8,6%. Si tratta di cali trasversali, che coinvolgono sia i produttori tradizionalmente legati al mondo Windows sia chi opera con ecosistemi propri. Il rincaro delle memorie, d’altronde, incide in modo uniforme sui costi di produzione di qualsiasi computer.
Intel e AMD puntano sulle DDR4 per limitare i danni
Il fenomeno non riguarda soltanto i PC: l’aumento dei prezzi tocca quasi tutti i comparti dell’elettronica di consumo, dagli smartphone alle console da gioco. Per arginare parzialmente il problema, Intel e AMD stanno riportando in auge tecnologie del passato.
“Gigabyte ha confermato che Intel introdurrà nuovi processori con socket LGA1700 che supportano le RAM DDR4”. Un annuncio analogo riguardava le CPU AMD con socket AM4. La differenza di prezzo tra le due generazioni di memorie è significativa: un kit DDR4 da 32 GB si aggira intorno ai 240 euro, mentre il corrispondente kit DDR5 costa circa 500 euro, più del doppio.